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Gesù e Maria: Santa Sindone
Postato il Giovedì, 15 ottobre @ 19:55:59 CEST di vice |
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Nel 2010 per la prima volta sarà possibile vedere direttamente la Sindone dopo l’intervento a cui è stata sottoposta nel 2002: l’operazione di restauro conservativo attraverso cui sono stati rimossi i lembi di tessuto bruciato nell’incendio di Chambéry del 1532, scucite le “toppe” applicate dalle Clarisse, staccato il telo d’Olanda su cui era stata fissata nel 1534 e stabilito il Sudario su un nuovo supporto.
Cosa è la Sindone?
La Sindone (dal greco “Sindòn” che significa “lenzuolo funebre”) è un telo di puro lino, a spina di pesce, oggi di colore giallastro, lungo 437 cm e largo 111 cm, che è conservato da più di quattro secoli a Torino e sul quale è impressa l’immagine, l’impronta frontale e dorsale di un uomo visibilmente torturato e crocifisso che presenta la singolare caratteristica di comportarsi come un “negativo fotografico”, e che gli studi scientifici hanno mostrato essere “un’impronta lasciata da un corpo umano” e non un dipinto.
Cenni storici
La Sindone ha una lunga e articolata storia: si comincia a parlare di essa nei racconti sinottici della sepoltura di Gesù dove troviamo il nome “Sindòn” che servì ad avvolgerne il corpo senza vita al momento della deposizione dalla croce.
Alcune testimonianze ci portano a supporre poi che essa venne custodita gelosamente fin dai primi secoli ad Edessa (oggi Urfa, Turchia), in quanto in tale città veniva venerata un’immagine di Gesù chiamata Mandylion o Achiropita cioè “non fatta da mano umana”. Tale immagine, secondo una fonte antica siriana, la Doctrina Addai, del 400 d.C. circa, veniva chiamata anche tetradiplon cioè “piegata quattro volte” poiché si teneva piegato in modo tale da presentare l’osservazione del solo volto: ecco perché in alcune testimonianze l’impronta venne confusa per ritratto in pittura.
Nel 944 d.C. il telo da Edessa venne traslato a Costantinopoli per opera di Gregorio il Referendario ove avviene per la prima volta l’ostensione del telo per intero permettendo la visione completa del corpo impresso nel lino: l’ostensione da quel momento verrà fatta in città ogni venerdì nella chiesa di S. Maria Blachernissviene. Durante l’occupazione di Costantinopoli 1204, ad opera dei crociati, la reliquia venne portata in occidente ad Atene e a Ginevra. Nel 1353 essa risulta in possesso di Geoffroy de Gharny, valoroso cavaliere e uomo di profonda fede, che depose il lenzuolo nella chiesa da lui fondata nel suo feudo di Lirey nello Champagne in Francia. Nel 1453 l’ultima discendente di Geoffrory la trasferì al duca Ludovico di Savoia. Nel 1506 il papa Giulio II permette il culto pubblico collocandola nella Chapelle di Chambery ove nel 1532 verrà danneggiata da un incendio, senza tuttavia riportare, miracolosamente, grossi danni. La sindone entra poi in Italia precisamente a Torino, tra le salve dei cannoni in un’atmosfera di grande solennità, nel 1578 ad opera di Emanuele Filiberto per abbreviare il faticoso viaggio a San Carlo Borromeo che la voleva venerare. Nel 1983 con la morte di Umberto di Savoia, la sindone, infine, passa per volontà testamentaria in proprietà della Santa Sede.
La scienza e la sindone
Nel corso dei secoli, e ancora ad oggi, diversi studi sono stati condotti su tale misterioso telo senza tuttavia chiarire gli interrogativi circa la sua origine e la figura misteriosamente ivi impressa.
Per noi cristiani le prove non sono mai necessarie; per i non credenti, invece, le prove non sono mai sufficienti: eppure, è innegabile che tale misteriosa immagine, ricca di dettagli impressionanti che ci permettono di ripercorrere, come in una via crucis, le ultime ore drammatiche di Gesù crocifisso, sembra interrogarci: “E voi chi dite che io sia?” (Mc 8,29).
La Sindone di certo non parla, ma per essa parla il Suo volto: dirà, a tal proposito, il Santo Padre Paolo VI: “Io guardo quel volto, e tutte le volte che lo guardo, il cuore mi dice: è Lui, è il Signore!”.
Durante i secoli essa è stata oggetto di numerose ostensioni pubbliche e private. L’ultima ostensione pubblica si è avuta nel 2000 per l’anno giubilare e proprio in quell’anno venne sistemata in una nuova cappella allestita sotto il palco reale della cattedrale di Torino.
Ostensione Sindone 2010
10 aprile - 23 maggio
Nel 2010 per la prima volta sarà possibile vedere direttamente la Sindone dopo l’intervento a cui è stata sottoposta nel 2002: l’operazione di restauro conservativo attraverso cui sono stati rimossi i lembi di tessuto bruciato nell’incendio di Chambéry del 1532, scucite le “toppe” applicate dalle Clarisse, staccato il telo d’Olanda su cui era stata fissata nel 1534 e stabilito il Sudario su un nuovo supporto.
Come avvenuto nelle precedenti Ostensioni del 1998 e del 2000 sarà necessario prenotare la visita direttamente dal sito www.sindone.org mediante la compilazione di un modulo online. Senza prenotazione si potrà però accedere alla navata centrale della chiesa, ma da lì non sarà possibile avvicinarsi alla Sindone.
Nota: Numero 58 Cammino
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Punteggio Medio: 4.4 Voti: 5

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