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  Personaggi/Santi: Ricordare Don Sturzo
Postato il Giovedì, 15 ottobre @ 20:06:33 CEST di vice
 
 
  Personaggi da ricordare Ricordare Don Luigi Sturzo a 50 anni dalla morte è doveroso per tutti i cattolici e non (liberi e forti) che si sono avvicinati con amore ed onestà ad una autentica vita sociale e Politica nel nostro Stato. Questo uomo di intensa spiritualità seppe coniugare la Dottrina Sociale della Chiesa con la Politica.


Ricordare Don Luigi Sturzo a 50 anni dalla morte è doveroso per tutti i cattolici e non (liberi e forti) che si sono avvicinati con amore ed onestà ad una autentica vita sociale e Politica nel nostro Stato. Questo uomo di intensa spiritualità seppe coniugare la Dottrina Sociale della Chiesa con la Politica.
Luigi Sturzo, gemello di Emmanuela, nacque a Caltagirone nel 1871, da famiglia di aristocrazia di campagna, ottenne gli ordini sacri nel 1894, si laureò in teologia e filosofia presso l’Università Gregoriana. Si iscrisse al Circolo dell’Immacolata. Grande studioso di scienze sociali e segretario generale dell’Azione Cattolica (1915). In campo politico aderì al movimento democratico-cristiano di Romolo Murri e di Giuseppe Toniolo (1896), occupandosi delle riforme per il meridione e collaborando al “Domani d’Italia” organo della democrazia- cristiana e a “La Cultura sociale”.

Il 7 marzo 1897, a Caltagirone, fondò un settimanale battagliero col quale condusse aspre lotte: “La Croce di Costantino”. Sin dai primi articoli si concretizzò l’idea del Nostro di fondare un’organizzazione sociale e politica cattolica. Questa si atterrà alle puntualizzazioni  di Leone XIII espresse nella “Graves de communi”, del 18 gennaio 1901, che precisano il contenuto etico del termine “democrazia cristiana”. Nel 1904 venne sciolta l’Opera dei Congressi oramai Democrazia Cristiana per volontà di San Pio X, poiché l’associazione in pieno contrasto fra le sue fazioni non rispecchiava più il movimento cattolico, da sempre voluto unito dai pontefici. Il modernismo si era diffuso a macchia d’olio. Collaborò al “Corriere d’Italia” pubblicato dalla gloriosa casa editrice cattolica S.E.I. Quindi portò avanti l’idea di creare un movimento politico cattolico, sottratto all’ingerenza diretta delle gerarchie ecclesiastiche, cercando sempre di dare un apporto determinante alla vita civile dello Stato italiano con l’inserimento e la partecipazione dei cattolici. Il programma era ben definito: riforma del sistema amministrativo in senso di decentramento e autonomia regionale, per cercar di risolvere le crisi delle zone sottosviluppate. L’autonomia municipale non doveva portare alla disgregazione dello Stato, che era costituito dalla cooperazione di tutti i Comuni. Faceva una netta distinzione fra Stato e statalismo, diceva - Lo Stato è un ordine necessario al vivere civile, lo statalismo è il distruttore di ogni ordine istituzionale e di ogni morale amministrativa -. La linea politica sulla problematica meridionale era ben chiara ad annullare la tolleranza alla mafia. Il progetto apparve su “Il Sole del Mezzogiorno” quotidiano diretto dal palermitano F.Parlati.
L’idea prese corpo il 18 gennaio 1919 con la fondazione del Partito Popolare Italiano, laico e aconfessionale, proclamando “la coscienza cristiana fondamento e presidio della vita della nazione”. Quindi  Sturzo non modellò nessun tipo di Stato o di governo. Il partito era soltanto un mezzo e non un fine, ponendolo in una posizione di centro temperato e non moderato, tra il liberalismo ed il socialismo.

Punti fondamentali della politica sturziana erano: la famiglia, i comuni e le associazioni, che dovevano essere il fulcro del suo movimento. Il programma del P.P.I. si basava anche sulla libertà di insegnamento, sul riconoscimento giuridico e sulle libertà dell’organizzazione di classe, sulla rappresentanza di classe, sullo sviluppo della cooperazione e quindi su una adeguata legislazione sociale. Difesa e incremento della piccola proprietà rurale, colonizzazione interna del latifondo a coltura estensiva, viabilità agraria, bonifica delle paludi, risoluzione del problema meridionale, libertà della Chiesa nello Stato, riforma elettorale e voto alle donne, tutela dell’emigrazione, difesa della Società delle Nazioni e relativo disarmo costituivano i punti programmatici più importanti. Luigi Sturzo già si era distinto, negli anni precedenti, approvando l’occupazione italiana della Libia e l’intervento della nazione alla Grande Guerra.  (Cfr.G.De Rosa, “Luigi Sturzo”, pp. 175-186).

Dopo dieci mesi di attività il P.P.I. ebbe un successo politico impetuoso con i suoi 600.000 tesserati, contro i 60.000 del Partito Socialista (i comunisti non si erano ancora scissi da questo partito), conquistando 100 seggi in Parlamento - 71 in più delle elezioni del 1913 nei confronti del movimento cattolico precedente - passando poi, nel 1921, a 106 seggi. Sturzo nella sua azione parlamentare  inizialmente mantenne una posizione ben severa e di contrasto nei confronti dello stato liberale e trasformista del Giolitti. Il governo non aveva un programma sociale ben preciso e la corruzione aveva toccato livelli molto alti. L’unica opposizione veniva dal combattimento mosso dalla Chiesa allo Stato e Sturzo ebbe  l’appoggio del Vaticano e della secolare organizzazione ecclesiastica, quindi della maggior parte della stampa cattolica - una ventina di quotidiani e una cinquantina di settimanali - . Il P.P.I. ebbe il successo che meritò anche perché fu il primo movimento interclassista della storia politica italiana (due mesi dopo la sua fondazione a concorrenza sorsero i fasci di combattimento). Così divenne il partito ufficiale dei cattolici. Al suo interno le anime erano tre  e queste correnti determineranno in seguito la “debacle” del partito. La matrice unitaria era la lotta al socialismo-ateo o massonico. Il P.P.I. verrà soppiantato dal Fascismo che ebbe anch’esso un programma interclassista. Nelle elezioni del 1924 il P.P.I. sarà rappresentato solo da 40 parlamentari, con una flessione di 66 seggi in tre anni. Causa fondante fu anche l’abbandono dell’appoggio dato dalla Chiesa. Il partito così dovette affrontare questa emorragia della base e al vertice con l’esilio dello stesso Sturzo. Nel congresso di Torino (12-14,aprile 1923) cercò di salvare il salvabile diventando l’ago della bilancia tra fascismo e antifascismo.  De Gasperi si era espresso per una collaborazione “dinamica” con Mussolini. Ma il partito si collocò su tre posizioni. I tre gruppi nati dalla rottura presero il nome di Partito Nazionale Popolare, P.P.I. e Cattolici Nazionali (Centro Nazionale Italiano di Stefano Cavazzoni). Questi ultimi con il manifesto del 30 giugno 1923 (diffuso a Roma e nelle chiese) espressero il loro sostegno al governo, che tennero fino alla fine del regime.
Così Sturzo incorse nella reazione di Mussolini e passò all’opposizione contrastato anche dalle gerarchie ecclesiastiche. Il 10 luglio del 1923 diede le dimissioni dal P.P.I.. Quindi nel 1924 si rifugiò all’estero dove rimase per ben 22 anni, stabilendosi prima a Parigi, poi a Londra, da qui, a causa dei bombardamenti, passò a New York dedicandosi prevalentemente agli studi di sociologia. Proponendo una nuova sociologia, che definì “storicista”, in contrapposizione agli indirizzi prevalentemente positivisti e marxisti del tempo.

Da non dimenticare il notevole contributo dato da Sturzo alla Sicilia per ottenere lo Statuto. Questa assistenza è stata confermata dal primo Presidente della Regione Sen. Giuseppe Alessi (Cfr. “L’autonomia siciliana oggi” pp. 64-75, 1982). I comunisti, i socialisti ed il Partito d’Azione si opposero alla firma dello Statuto da parte del Luogotenente del Re. Questi partiti chiesero un rinvio stabilendone l’istituzione in sede della nuova Costituzione. Ma l’abilità di Salvatore Aldisio, la forza decisionale di De Gasperi, il convincimento dello stesso Alessi, affermando che l’autonomia non doveva essere subordinata all’assetto istituzionale dello Stato, portarono alla promulgazione del Regio Decreto Legge n.455, con la firma di Umberto II il 15 maggio 1946. Data suggerita da Alessi perché richiamava il grande evento della “Rerum Novarum”.
Sturzo nell’agosto del 1946 rientrò in Italia. Nel 1952 venne nominato senatore a vita riprendendo attivamente l’interesse  per la politica, non avendo legami diretti con la Democrazia Cristiana e sostenendo spesso polemiche vivacissime e costruttive. Nota la contrapposizione a G.La Pira, sindaco di Firenze, sulla chiusura del Pignone nel 1954, poiché Sturzo fu sempre contrario ad un eccessivo statalismo in economia. Negli ultimi anni della sua vita consigliò alla D.C. una alleanza con il Movimento Sociale Italiano, che già appoggiava esternamente i governi di quegli anni. Infatti in occasione delle elezioni amministrative a Roma formò una lista di centrodestra per impedire la vittoria delle correnti di sinistra. Ad onor del vero egli era contrario ad un governo di centro-sinistra, ma concepiva il Partito Socialista Italiano come alternativa alla DC, strategicamente per ridimensionare sempre più il Partito Comunista Italiano. Di lì a poco morì  l’8 agosto del 1959.



Nota: Numero 58 Cammino
 
 
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