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  Ricorrenze: Cristo Re
Postato il Giovedì, 02 dicembre @ 21:12:55 CET di vice
 
 
  Eventi La festa di Cristo Re venne istituita da Papa Pio XI a conclusione dell’Anno Santo del 1925, con una enciclica, la Quas Primas, caduta da tempo nel dimenticatoio, unico documento citato in questo articolo senza ulteriori specifiche.

di Diego Torre

In essa il Papa, constatava come più che i documenti del Magistero ecclesiastico hanno efficacia nell’informare il popolo nelle cose della Fede e nel sollevarlo alle gioie interne della vita le annuali festività dei sacri misteri. Grande saggezza della Chiesa!

“Essendo l’uomo composto di anima e corpo, ha bisogno di essere eccitato dalle esteriori solennità in modo che … accolga nell’animo i divini insegnamenti”. Per tale motivo venne istituita tale festa, che chiude l’anno liturgico, proprio come la Parusia chiuderà la storia dell’umanità col giudizio universale.

Tale regalità è nelle menti, nelle volontà e nei cuori degli uomini; essa è annunziata sin dal Vecchio Testamento, confermata dal sangue regale di Giuseppe e di Maria, proclamata da Cristo stesso di fronte a Pilato (“Io sono re. Per questo sono nato …” Gv, 18) e così titolata in Apocalisse, 19: “Re dei Re e Signore dei Dominanti”.

Essa è basata sulla natura divina di Cristo, ma anche sul diritto di conquista che Egli acquisì versando il suo sangue per noi. Ai titoli di creatore e redentore vanno successivamente aggiunti quelli di legislatore, del mondo fisico e di quello metafisico, e di giudice finale di ogni uomo e di tutta la creazione. Chi mai potrebbe avere o ha avuto una regalità così completa ed assoluta?

Essa è principalmente spirituale e non è certo riducibile ad un dominio terreno, come i giudici intendevano. Ma essa, parimenti, non lo esclude, anzi: “D’altra parte gravemente errerebbe chi togliesse a Cristo-Uomo il potere su tutte le cose temporali … Ne v’è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo sono gli uomini singoli”.

E basterebbero queste citazioni a spiegare perché contro l’enciclica sia operante la congiura del silenzio.

Tanti “illuminati” pensatori e tanta cultura dominante sarebbero disposti a tollerare che Cristo regni nelle “aule di culto”, nelle sagrestie, e nel segreto delle coscienze … ma che Egli non osi impicciarsi di altro o pretenda di organizzare la famiglia, la società, la politica, l’economia, i rapporti internazionali!

Gli sforzi dei laicisti e ancor più di coloro che tacciono colpevolmente sulla regalità sociale di N.S. vorrebbero organizzare tutto ciò che vi è al di fuori dell’uomo come se Dio non esistesse. Tale fenomeno si è sviluppato nella storia secondo un processo che Pio XI così analizza: “La peste della età nostra è il così detto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi lo sapete, e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in un solo giorno, ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Invero si cominciò a negare l’impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il diritto - che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo - di ammaestrare, cioè, le genti, di dar leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste; quindi la si sottomise alla potestà civile e fu lasciata quasi all’arbitrio dei principi e dei magistrati; s’andò più innanzi ancora: vi furono di quelli che pensarono di sostituire alla religione di Cristo, un certo sentimento religioso naturale. Né mancarono Stati i quali opinarono di poter fare a meno di Dio, riposero la loro religione nell’irreligione e nel disprezzo di Dio stesso”.

E’ un processo di almeno 500 anni che iniziò con la Rivoluzione protestante e finì con quella comunista. Ne rimane in vita il suo frutto più velenoso, quello che pretende di costruire un’economia senza Dio, un diritto senza Dio, una società senza Dio. Ma togliendo Dio e la sua legge rivelata e naturale, quale può essere il fondamento della società? Se i 10 comandamenti smettessero di ispirare la società, quale jungla, quale inferno ci attendono? Da tale allontanamento infatti “è derivato un generale turbamento della società, la quale non poggia più sui suoi cardini naturali”. E quanto ciò sia vero è sotto gli occhi di tutti.

Il secolo delle ideologie e dei massacri si è concluso nello sfascio dei valori naturali e nella disintegrazione dell’uomo; più il mondo si è scristianizzato, più si è disumanizzato. Solo Cristo e la sua regalità garantiscono la piena dignità della persona umana. Ma ciò che trovo ancor più riprovevole è come tanti cristiani si vergognino a professare tali verità e riducano la regalità di Gesù ad un fatto puramente intimistico e sentimentale. Sembra che essi vogliano favorire quanto denunciava Andrea Fossard: “Il mondo vuole un cristianesimo smorto e pusillanime, ansioso di ottenere il diritto di cittadinanza di una società che lo disprezzi”.

Ma il mondo, anche se può contare sulla nostra pochezza, non ha fatto i conti con lo Spirito Santo. Egli può ottenere “che i fedeli tutti comprendano che debbono militare con coraggio e sempre sotto le insegne di Cristo Re” per “mantenere inviolati i diritti di Dio stesso”; i quali sono la migliore garanzia per i veri diritti dell’uomo.



Nota: Cammino N. 22 - III trimestre 2000
 
 
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