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La festa di Cristo Re venne istituita da Papa Pio XI a conclusione dell’Anno Santo del 1925, con una enciclica, la Quas Primas, caduta da tempo nel dimenticatoio, unico documento citato in questo articolo senza ulteriori specifiche.
di Diego
Torre
In essa il
Papa, constatava come “più che i documenti del
Magistero ecclesiastico hanno efficacia nell’informare il popolo nelle cose
della Fede e nel sollevarlo alle gioie interne della vita le annuali festività
dei sacri misteri”. Grande saggezza della
Chiesa!
“Essendo
l’uomo composto di anima e corpo, ha bisogno di essere eccitato dalle esteriori
solennità in modo che … accolga nell’animo i divini
insegnamenti” . Per tale motivo venne istituita
tale festa, che chiude l’anno liturgico, proprio come la Parusia chiuderà la
storia dell’umanità col giudizio universale.
Tale
regalità è nelle menti, nelle volontà e nei cuori degli uomini; essa è
annunziata sin dal Vecchio Testamento, confermata dal sangue regale di Giuseppe
e di Maria, proclamata da Cristo stesso di fronte a Pilato (“Io sono re. Per
questo sono nato …” Gv, 18) e così titolata in Apocalisse, 19: “Re dei Re e
Signore dei Dominanti”.
Essa è
basata sulla natura divina di Cristo, ma anche sul diritto di conquista che Egli
acquisì versando il suo sangue per noi. Ai titoli di creatore e redentore vanno
successivamente aggiunti quelli di legislatore, del mondo fisico e di quello
metafisico, e di giudice finale di ogni uomo e di tutta la creazione. Chi mai
potrebbe avere o ha avuto una regalità così completa ed assoluta?
Essa è
principalmente spirituale e non è certo riducibile ad un dominio terreno, come i
giudici intendevano. Ma essa, parimenti, non lo esclude, anzi:
“D’altra parte gravemente errerebbe chi togliesse a Cristo-Uomo il
potere su tutte le cose temporali … Ne v’è differenza fra gli individui e il
consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno
sotto la potestà di Cristo di quello che lo sono gli uomini
singoli”.
E
basterebbero queste citazioni a spiegare perché contro l’enciclica sia operante
la congiura del silenzio.
Tanti
“illuminati” pensatori e tanta cultura dominante sarebbero disposti a tollerare
che Cristo regni nelle “aule di culto”, nelle sagrestie, e nel segreto delle
coscienze … ma che Egli non osi impicciarsi di altro o pretenda di organizzare
la famiglia, la società, la politica, l’economia, i rapporti
internazionali!
Gli sforzi
dei laicisti e ancor più di coloro che tacciono colpevolmente sulla regalità
sociale di N.S. vorrebbero organizzare tutto ciò che vi è al di fuori dell’uomo
come se Dio non esistesse. Tale fenomeno si è sviluppato nella storia secondo un
processo che Pio XI così analizza: “La peste della età
nostra è il così detto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi
lo sapete, e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in
un solo giorno, ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Invero si
cominciò a negare l’impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il
diritto - che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo - di ammaestrare, cioè, le
genti, di dar leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E
a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e
indecorosamente abbassata al livello di queste; quindi la si sottomise alla
potestà civile e fu lasciata quasi all’arbitrio dei principi e dei magistrati;
s’andò più innanzi ancora: vi furono di quelli che pensarono di sostituire alla
religione di Cristo, un certo sentimento religioso naturale. Né mancarono Stati
i quali opinarono di poter fare a meno di Dio, riposero la loro religione
nell’irreligione e nel disprezzo di Dio stesso”.
E’ un
processo di almeno 500 anni che iniziò con la Rivoluzione protestante e finì con
quella comunista. Ne rimane in vita il suo frutto più velenoso, quello che
pretende di costruire un’economia senza Dio, un diritto senza Dio, una società
senza Dio. Ma togliendo Dio e la sua legge rivelata e naturale, quale può essere
il fondamento della società? Se i 10 comandamenti smettessero di ispirare la
società, quale jungla, quale inferno ci attendono? Da tale allontanamento
infatti “è derivato un generale turbamento della società, la quale non
poggia più sui suoi cardini naturali”. E quanto ciò sia vero è
sotto gli occhi di tutti.
Il secolo
delle ideologie e dei massacri si è concluso nello sfascio dei valori naturali e
nella disintegrazione dell’uomo; più il mondo si è scristianizzato, più si è
disumanizzato. Solo Cristo e la sua regalità garantiscono la piena dignità della
persona umana. Ma ciò che trovo ancor più riprovevole è come tanti cristiani si
vergognino a professare tali verità e riducano la regalità di Gesù ad un fatto
puramente intimistico e sentimentale. Sembra che essi vogliano favorire quanto
denunciava Andrea Fossard: “Il mondo vuole un cristianesimo smorto e
pusillanime, ansioso di ottenere il diritto di cittadinanza di una società che
lo disprezzi”.
Ma il mondo,
anche se può contare sulla nostra pochezza, non ha fatto i conti con lo Spirito
Santo. Egli può ottenere “che i fedeli tutti
comprendano che debbono militare con coraggio e sempre sotto le insegne di
Cristo Re” per “mantenere inviolati i
diritti di Dio stesso”; i quali sono la migliore garanzia per i
veri diritti dell’uomo.
Nota: Cammino N. 22 - III trimestre
2000
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