SOVIORE: in ricordo di Don Sandro
Data: Mercoledì, 24 novembre @ 23:03:46 CET
Argomento: Personaggi da ricordare


Partecipare ad una signora route, tanti anni fa, con gente mai vista, ma con una fama ragguardevole di trita-chilometri, fu qualcosa di emozionante anche per un vecchio lupo dal pelo bigio come me.

di Diego Torre

Partecipare ad una signora route, tanti anni fa, con gente mai vista, ma con una fama ragguardevole di trita-chilometri, fu qualcosa di emozionante anche per un vecchio lupo dal pelo bigio come me. Ma già nelle prime 24 ore di attività, avendo trovato un comune stile ed un comune linguaggio con tutti gli altri fratelli scouts delle diverse

Che dire? Bellezza di paesaggi, profondità di chiacchierate, alta tensione spirituale? Sono cose ben note nel nostro mondo. Ciò che più mi colpì fu il comune sentire (e pensare) di tanti uomini e donne, appartenenti ad associazioni diversissime, che ritrovavano una patria comune. Un qualcosa di sempre esistito nel mondo del "mito" e di cui permaneva (e, per quanto mi riguarda, rimane) una nostalgia struggente e lacerante. La nostalgia di un mondo in cui:

- vivere nella natura non è eccezione o soltanto astuzia pedagogica, ma normale condizione di vita;

- il ragazzo da educare è il centro dei pensieri, delle attenzioni, di tutti i battiti cardiaci;

- la tecnica, il gioco, l’uniforme, lo stile non sono ritrovati per intrattenere i ragazzini, ma parte essenziale della vita nel giusto gerarchico valore che va a loro assegnato;

- Dio è Dio; ovvero Signore, ovvero Padre, ovvero quanto di più serio ed importante (ma anche piacevole) esista; posto al centro di tutto, tutto ruota intorno a Lui, dentro ogni uomo e dentro ogni società.

E tale struggente nostalgia di un passato (per molti mai vissuto) diventava consapevolezza ed energia del presente e progetto per il futuro. Si rinsaldava nei contatti con gli altri, con i piedi fumanti, le gambe indolenzite, lo spirito teso a cogliere il cenno di Dio.

Essa toccava l’apice durante le liturgie. Lunghe ed interminabili prove, portate avanti fra sbadigli per il sonno arretrato e la stanchezza, partorivano splendide liturgie, in cui la nostalgia di quella patria terrestre si trasfigurava in quella per la Gerusalemme celeste. E qui la voce di Don Sandro, quel suo modo di cantare che mi sembrava a tratti piangente, era un elemento determinante per darci quella nostalgia di Dio e quel desiderio di purezza, che ci facevano dimenticare ogni stanchezza e ci conducevano più sù. E così mentre salivamo lungo il sentiero della santità a cui tutti siamo chiamati, non potevamo che constatare che ci sono liturgie e liturgie. E quelle di Don Sandro, per lo sforzo di preparazione, per la perfezione dell’esecuzione, per il solido legame con l’icona che veniva rappresentata, davano i frutti più alti.

E poi c’era lui, questo santo ed incantevole mostro, con la sua cocciutaggine, la sua volontà d’acciaio, la sua santità. Uno di quelli che ha preso sul serio il "si, si, no, no" del Vangelo.

Un duro! Con sè stesso innanzitutto. Con gli errori ed i peccati degli uomini, certamente. Autentico San Giorgio contro ogni cedimento morale, dottrinale, metodologico, stilistico. Ma quanto amore sotto la scorza. Per Dio innanzitutto, per ogni uomo poi, per lo scoutismo infine. Un amore senza limiti, ne ritegni. Assoluto, totalitario! Che donava tutto e pretendeva tutto! Prendere o lasciare!

Penso che tutti quelli che lo hanno conosciuto abbiano preso e non abbiano lasciato. Meraviglioso riflesso di quell’amore che Egli ci manifestò in terra e che non lasciava spazio a dissensi o mezze misure (chiedete agli apostoli).

Ecco, Don Sandro, forse, ha imitato Gesù soprattutto in questo: in quella violenza d’amore che conquista il Regno dei cieli, come ci ricorda il Vangelo. Io l’ho percepito così. Spero che con la stessa violenza d’amore, con la stessa indomita fedeltà, egli continui a dirigere la "sua" Soviore, per la maggior gloria di Dio e per la miglior salute dello scoutismo italiano.



Cammino N. 17 18 - II e III trimestre 1999



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