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Tempi di crisi, tempo di Maria Stampa E-mail
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Categoria: ARTICOLI - CHIESA e FEDE
Inserito 10 Febbraio 2013

mariaL’anno della fede si apre su un panorama sociale denso di paure per il futuro, di incertezze sulle economie familiari, di timori sulla stessa tenuta delle istituzioni che reggono la cosa pubblica e regolano la convivenza sociale. In tale quadro fanno ogni tanto, capolino, dubbi intorno alla solidità di quel bimillenario edificio che è la Chiesa Cattolica.
Il Papa ha voluto quest’anno della Fede, anche per fugare i dubbi, ravvivare la speranza, rinfocolare la carità, rinvigorire la Fede con le sue incrollabili certezze, il Papa vuole indicare l’ancora di salvezza.

 

La celebrazione dell’Anno della Fede, coincide con i 300 anni dalla stesura del “Trattato della Vera Devozione a Maria Vergine” (1712), scritto da San Luigi M. Grignion da Montfort, un sacerdote che svolse il suo ministero in Francia, tra 1696 e il 1712. Erano anni gravidi di futuro, nel bene e nel male. Il giansenismo sembrava avere affondato le sue radici nella Chiesa, nel 1723 nasceva J. J. Rousseau. Da lì a poco si sarebbero diffuse le idee illuministe, la crema della società francese, allora il paese più ricco e popoloso d’Europa, avrebbe subito il fascino delle “nuove” idee di Voltaire, la Francia avrebbe prodotto l’Encyclopedie di Diderot e D’Alembert finendo col portare in processione il simulacro della dea ragione.
Le vicende europee di quei tempi rappresentano le doglie di un parto epocale, l’alba di un’era nuova, l’era della Rivoluzione. Nel 1789, la Rivoluzione Francese insanguinerà le città e le campagne della figlia primogenita della Chiesa. Giunta al suo acme, consumati i suoi primi devastanti fallimenti –500.000
vittime- la rivoluzione si consegnava alla tirannica spada di Napoleone che esporterà gli errori rivoluzionari in tutta Europa, segnandone i destini per l’avvenire.

Il Trattato che San Luigi scrive nel 1712, come frutto di sedici anni di predicazioni e missioni popolari, rimarrà nascosto agli occhi della storia fino al 1842, sfuggendo così alle persecuzioni anticattoliche. Non è certamente casuale la coincidenza di due albe, quella dell’era del tempo della rivoluzione, e quella dell’annuncio del Regno di Maria che costituisce il tema del Trattato sin dal suo esordio: “E’ per mezzo della S. Vergine Maria che Gesù Cristo venne al mondo, ed è anche per mezzo di Lei che egli deve regnare nel mondo” (VD 1). Il primo titolo dato al testo, dal santo di Montfort, suonava così: “Preparazione per il regno di Gesù Cristo” (VD 227).

 

Il Trattato annuncia Maria Madre e Patrona del nostro tempo. In effetti fra l’800 e il ‘900 si realizza uno straordinario crescendo mariano. Solo per citare i principali avvenimenti: le apparizioni a Santa Caterina Labourè (1830), a La Salette (1846), a Lourdes (1858), a Pontmain (1871), a Fatima (1917), fino a Medjugorje. In tutte le circostanze, Maria chiede ai suoi figli di legare la storia personale e sociale a Lei, e per suo mezzo a Cristo: “Noi leghiamo le anime a Te, nostra speranza, come a vera ancora di salvezza” (VD 175). E’ il cuore del Trattato: Maria vuole le nostre anime, tutto noi stessi, per darci a Gesù e dare Gesù a noi, nel nostro cuore, nella nostra anima, nelle nostre famiglie, nella società intera, nella politica, nell’economia, nell’arte, perché “Dio non si contenta di compartecipare, Dio vuole tutto” (S. Josemaria Escrivà). Una pretesa santa e totale che invece di limitare la nostra libertà, la amplia fino a farla diventare a sua volta, totale, perfetta, compiuta. Per tale opera Maria non è necessaria, Maria è indispensabile.


Il Beato Papa Pio IX, nel 1854 proclamerà il dogma dell’Immacolata Concezione, la diffusione del Trattato aprirà l’orizzonte cattolico ad un’altra grande definizione dogmatica: Maria Mediatrice Universale della Grazia.

Il Trattato non vuole diffondere una devozione, ma vuole dare un fondamento solido e mariano, alla devozione cristiana. A tal fine richiama quattro verità fondamentali.

  • Prima: Cristo è il fine ultimo della devozione a Maria;
  • Seconda: il legame del cristiano con Cristo per Maria è totalizzante; 
  • Terza: è indispensabile il cammino di purificazione; 
  • Quarta: senza Maria è impossibile conservare la Grazia. 

Potremmo aggiungere una quinta verità, che pervade tutto il testo: la devozione cristiana è essenzialmente interiore, non si fonda e nè si realizza a partire da atti esteriori: ritualità, coroncine, rosari, immagini, ecc..


La vera devozione ha come frutto la realizzazione delle promesse battesimali per le quali l’uomo, da schiavo del demonio, è trasformato in schiavo di Cristo per mezzo della schiavitù a Maria. Quel mare da cui provengono le acque del battesimo è Maria. Le acque cadono dal cielo, ma è il mare che le raccoglie e permette quel ciclo naturale grazie al quale esse, irrorano la terra e la fanno germogliare.

 

Il Trattato è un “segreto di perfezione” che vuole l’adesione del cuore dell’uomo, quel cuore che, in senso biblico, è la parte più interiore della persona: sentimenti, pensieri, ragionamenti, progetti, memoria, coscienza, volontà, fino a comprendere la decisione più profonda della persona, la decisione per una intera vita: “la sostanza di questa devozione consiste nell’interiorità che deve formare”
(VD 119). Giovanni Paolo II dopo la lettura del Trattato scrisse: “Da questo piccolo libro ho imparato cosa vuol dire la devozione per la Santa Vergine (…) Avevo capito che la vera devozione alla Madre di Dio risulta dalla profonda comprensione del mistero della redenzione”.

 

Il Trattato Montfortano è di straordinaria attualità. Il problema dell’uomo contemporaneo si sostanzia nella sua pretesa di realizzare una vita personale e sociale, una storia universale in cui egli sia totalmente indipendente dagli altri, da Dio, dalla sua stessa natura, l’uomo pretende di auto crearsi ed auto salvarsi, escludendo Dio dalla storia e idolatrando l’idea di libertà. L’esistenza di Dio e la libertà illimitata dell’uomo si escludono, o esiste Dio, e allora l’uomo non è libero, o l’uomo è libero effettivamente e allora Dio non esiste e l’uomo stesso è Dio. Una libertà che evoca i demoni di cui parla Fedor Dostoevskij.

 

Nel 1871, l’autore russo, scriverà un romanzo che farà epoca: “I Demoni”. L’acuto scrittore intuirà il frutto più maturo della negazione di Dio: la diffusione del nichilismo come pratica di massa. L’uomo che rifiuta Dio nella sua vita personale e sociale, l’uomo che adora la sua presunta assoluta libertà, approda a un disperato nulla, dai tratti demoniaci. La storia darà ragione a Dostoevskij, quel mondo che esulta al grido: “dio è morto!”, ha prodotto: la rivoluzione bolscevica, l’esportazione del comunismo nel mondo, la prima e seconda guerra mondiale, le devastazioni nazifasciste, gli stermini di interi popoli, i moderni genocidi: dalla Vandea, agli Armeni, agli Ebrei ecc., la cancellazione di intere nazioni come predetto da Maria a Fatima, le foibe, l’affermazione di aborto e divorzio come pratica sociale diffusa e legalmente condivisa. Molti altri segni potrebbero confermare la matrice disumana della logica nichilista che approda, ai giorni nostri, ad un “nulla” che dopo averci blandito con l’opulenza, ci tenta con la crisi e lo spettro dell’indigenza.

 

Tempo di demoni, il nostro, non quelli con le corna, o forse anche quelli! Ma certamente quelli che ci passano accanto ogni giorno, i demoni della disperazione, dello scetticismo, dell’ateismo, della rassegnazione, dell’angoscia, della depressione, della paura, del “tanto lo fanno tutti”... “solo un Dio può salvarci”, solo una fede soprannaturale può affrontare i démoni che l’uomo ha evocato, solo la speranza li fa indietreggiare, solo la carità li annienta, solo una “santa schiavitù” può farci riconquistare la “vera libertà”.

Nel marasma di crisi, di confusione, di problemi senza apparente soluzione, in cui viviamo, Maria è il porto sicuro, è quel deposito dove Dio “ha racchiuso tutto ciò che ha di bello, di splendido, di raro e di prezioso, perfino il suo proprio Figlio” (VD 23), è lì la chiave che apre la porta. A Lei, nostra speranza, leghiamo le nostre anime, come ad ancora di salvezza!

  

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Associazione Guide e Scouts San Benedetto - Cammino 70/71 - Autore: Paolo Piro 

 

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