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L'esperienza della Strada Stampa E-mail
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Categoria: ARTICOLI - GUIDA DA TE LA TUA CANOA
Inserito 18 Dicembre 2013

imagesTra i paesaggi più belli che ho avuto la fortuna di vedere, oltre a quelli delle Dolomiti, sono sicuramente quelli abruzzesi. Conservo nella mente un ricordo magnifico del campo mobile nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Quel verde ridente e inconsueto si distendeva in quei boschi e in quelle valli come un manto; era poi una tonalità intensa e brillante di verde, che talvolta si faceva più scura e chiusa, ed era lì di fronte a me svelandomi ad ogni mio passo la sua bellezza.


Camminavamo da qualche ora, fin quando un sentiero si inerpicava più su, seguendo un costone di roccia. Era il “Passo dell’orso”. Con lo zaino sulle spalle salivamo in silenzio risparmiando il fiato, mantenendo il corpo in equilibrio, a volte aiutandoci con le mani nude nei punti in cui era necessario arrampicarsi. Arrivare in cima fu per tutte una conquista. Col respiro corto mi guardavo intorno: nulla mi era mai sembrato più bello. Ero scolta e avevo ormai da tempo concluso l’esperienza di servizio della Famiglia Felice al Cerchio, poi l’avventura del Riparto ed ero passata alla concretezza di una vita nomade, piena di sorprese, di gioie, ma anche di privazioni, lungo la Strada del Fuoco.


La Strada è pilastro, è palestra, è essenzialità. Nei suoi cinque anni di formazione, il Rover e la Scolta sperimentano la bellezza degli insegnamenti di questa rude, ma anche dolce, “maestra di vita”. «Tutta la nostra vita è un cammino e la strada ci insegna a vivere»(1): vincere i propri limiti, trarre fuori le proprie virtù, educare se stessi all’ubbidienza, all’umiltà, all’essenzialità. Quante comodità, prima ritenute necessarie, viste dalla prospettiva della strada diventano superflue, le si riconosce come “peso”. Si comincia ad assumere uno stile di vita diverso, si aprono gli occhi verso un orizzonte più ampio, dove nelle cose più umili e semplici si riconoscono le meraviglie del Creatore. «Per questo la strada è nello scautismo un elemento portante, è l’esperienza viva, è un fatto che si desidera frequentemente, per trarne ogni volta lo slancio di libertà, il coraggio dell’avventura, del rischio, del servizio, dell’impegno a cambiare il mondo cambiando se stessi»(2).


Si assume lo stesso carattere dei pellegrini o dei “nomadi”- per usare un’espressione cara a don Giorgio Basadonna: «Non ci si ferma mai, non ci si sente mai arrivati, installati, definitivi: la ricchezza, la bellezza, la gioia, di quello che si è e che si ha, la capacità di vibrare per ogni più piccolo soffio di grazia rende felici, sereni, fiduciosi, e proprio per questo più sensibili a ciò che ancora manca, a ciò che verrà, a ciò che saremo e vorremmo essere»(3). Questo crea una tensione continua verso l’alto, un desiderio di elevarsi che può portare anche inquietudine; ma è un’inquietudine che non produce disordine, anzi incoraggia, dà la giusta motivazione per andare avanti.


Ci si scopre per quello che siamo: non solo agli altri, ma soprattutto a noi stessi. Impariamo a leggere dentro di noi ogni cosa, specialmente quella volontà svogliata, quegli stati di torpore dell’anima che impediscono di vivere in pienezza e si comprende davvero che è arrivato il momento di prendere delle ferme decisioni nella propria vita. Si avverte il bisogno di essere persone concrete, degne di fiducia, persone che nel mondo possono e devono fare la differenza, una santa differenza. È questo lo scopo della Strada: far nascere degli uomini e delle donne di carattere.


La Strada parlerà di spirito di adattamento, di austerità, di dominio di sé, di autostima, di amore vero. Ci si distacca dalle abitudini quotidiane, ci si ritrova inizialmente spiazzati da un ritmo di vita completamente diverso, che appare assurdo, anacronistico, inutile. «C'è un distacco iniziale dalla vita ordinaria: distacco duro e completo. Un sacco che pesa, una salita che non accenna finire, la sete che assecca la gola, la tenda piantata all'oscuro su un palmo di terra scoperto alla luce della pila, tra gli spuntoni di roccia, fanno rimpiangere le comodità cittadine. Ma poi -superato il collasso del primo giorno- tutto questo piace. Ci si scopre per quello che siamo, per quello che possiamo: si rompono con soddisfazione, una dopo l'altra le meschinità personali. Si piega questo corpo talora troppo accarezzato, si domina la volontà talora fiacca, si dicono dei no decisi a troppe quiescenze interiori…»(4).


Ma la Strada non è un vagare senza meta. È partire in previsione di uno scopo da raggiungere: Cristo. Egli non solo è la meta finale del percorso ma è la Strada stessa. Non è casuale che Cristo si presenti come “via” (Gv. 14,6), e non una via tra le tante ma la Via. Cristo è la strada, ci insegna a percorrere la via della vita, Lui che è la Vita. Cristo è il capo che chiama, che orienta, che richiama, che invia, ma è anche il capo che insegna. Egli è l’Educatore che invita a progredire sempre: «Siate perfetti come il vostro Padre celeste è perfetto» (Matteo 5, 48).


La strada, inoltre, non è un cammino agevole: ci si imbatte in molte difficoltà, deviazioni del sentiero, tentazioni; essa esige una presa di posizione insieme ad una forte volontà: una qualità questa che contraddistingue l’uomo e la donna di carattere, oltre che il vero cristiano. L’immagine adatta è senz’altro quella della via stretta per la quale Gesù ci chiede di passare: «Entrate per la porta piccola! Perché grande è la porta e larga è la strada che conduce alla morte, e sono molti quelli che ci entrano. Al contrario, piccola è la porta e stretta è la strada che conduce alla vita, e sono pochi quelli che la trovano» (Mt. 7,13). Ecco perché possiamo parlare di spiritualità della Strada: dapprima ci si accorge che Cristo è presente nella mia vita, poi si prende la decisione di seguire Cristo nella mia vita.


E alla fine? Quando si ritorna a casa, alle abitudini quotidiane, alle nostre solite esistenze? Quando dalla route si passa di nuovo alla routine? C’è chi si rituffa nuovamente nei ritmi frenetici, traendo dall’esperienza vissuta il minimo indispensabile, chi invece vive il malessere e la nostalgia di essere “ritornati alla vita normale”…Una cosa è certa: la Strada non è separata dalla vita. «Sulla strada mai si dimenticherà la vita; nella vita mai si dimenticherà la strada. Essa apparirà come una ripresa di contatto con la vita profonda, la vita come la strada che bisogna seguire, nonostante tutti gli ostacoli e tutte le difficoltà»(5).

 

Bisogna avere la forza di inserire la Strada nella propria vita, farla diventare “stile di vita”. Questa è senza dubbio la difficoltà maggiore per chi sceglie di “fare Strada”, ma
-come scriveva Mons. Sergio Pignèdoli- «La fatica più grossa non sarà dei quaranta chilometri, ma dei tre primi passi». Sono i primi passi a costarci maggiore fatica tanto nei sentieri di montagna, quanto nel quotidiano; ma tu «Fa la prova. E la strada ti lascerà i suoi doni. Li lascia sempre. "La strada non inganna"».

 

(1) Cit. Don Teresio Ferraroni (primo assistente nazionale di branca scolte dell’Agi), presentazione di Spiritualità della Strada, J. Folliet, collana “Le fonti”, pattuglia del Kraal, 2005.
(2) Cit. G. Basadonna, Spiritualità della strada, edizioni Fiordaliso, Roma 2007, p. 32.
(3) Cit. G. Basadonna, Spiritualità della strada, edizioni Fiordaliso, Roma 2007, p. 105.
(4) Cit. A. Ghetti, Al ritmo dei passi, ed. Ancora, Milano, 1983, p. 58.
(5) Folliet Joseph, Spiritualità della Strada, collana “Le fonti”, pattuglia del Kraal, 2005.

 

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Associazione Guide e Scouts San Benedetto - Cammino 72/73 - Autore: Federica Terranova

 

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