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Ma chi, io? La mia esperienza di strada Stampa E-mail
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Categoria: ARTICOLI - GUIDA DA TE LA TUA CANOA
Inserito 18 Dicembre 2013

davideCari Amici, quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo che raccontasse la mia esperienza di questi anni mi è subito saltata alla memoria la pagina iniziale de “La mia vita come un'avventura”. In questo testo il buon B.-P. lamentava il suo scetticismo di fronte alle autobiografie, considerandole spesso una presuntuosa ripetizione di “io”. Era perciò piuttosto restìo nel farne una, ma alla fine confessa di aver accettato perché potesse essere utile ai giovani per orientare la loro vita. Mi permetto di fare altrettanto, rassicurato anche dal fatto che non dovrò partire dalla mia infanzia, visto che molti di voi mi conoscono bene e da lungo tempo.


Per coloro che non mi conoscessero, ritengo di non essere ancora così vecchio (nel senso di antico, lontano) da far si che non ci sia, in ciascun gruppo, almeno uno che possa colmare la lacuna, raccontandogli di me.


Come saprete sono scout da lungo tempo, dal 1991 per la precisione. Sono stato lupetto (solo per 1 anno), esploratore, rover ed infine capo. Lungo questo cammino, questa stupenda avventura, che il Signore mi ha dato la gioia di condividere con tanti di voi, pian piano si è mostrato, nonostante le mie numerose resistenze, il Suo progetto su di me.


Devo dire che l'argomento “vocazione” non mi è mai stato del tutto estraneo; del resto ho avuto, come voi, la fortuna e la grazia di crescere in un ambiente dove questo non è un tabù. Fin da ragazzi siamo stati aiutati dai nostri Capi (con la parola, ma soprattutto con il loro esempio personale) a percepire la vita come Vocazione: da scoprire giorno dopo giorno, da abbracciare con fiducia e senza paura, da vivere per noi e per gli altri.
Le premesse quindi c'erano tutte, ma si sa che da sole non bastano. Il Signore, infatti, propone e non impone, getta le basi e pone tutte le migliori premesse perché quel seme, che Lui stesso ha posto in ciascuno di noi, possa germogliare e crescere bene. E poi... semplicemente e fiduciosamente... aspetta. Con me ha avuto davvero molta pazienza! A volte penso che solo Lui poteva averne così tanta.


Certo la Sua non è stata un'attesa inattiva: ha riempito la mia vita di segni e di messaggi, di esperienze che mi aiutassero a fare chiarezza ogni giorno di più circa il Suo disegno su di me. Ma questo è dovuto passare, misteriosamente, attraverso la mia persona spesso cieca e sorda ai suoi richiami. Eppure -come diceva don Ghetti- qualcuno da lontano mi faceva cenno; che non temessi, che non affrettassi. I sogni si sarebbero avverati. Soltanto: «non mancassi di parola» con Colui che crea ed ispira tutti gli eroi.


I segni e gli aiuti, dicevo, non mi sono mancati. Il principale, non smetterò mai di dirlo, è stato il mio cammino scout. La bella avventura vissuta in questi anni, le gioie e i dolori della Strada, della vita di Comunità e di Servizio, sono stati la palestra che il Signore mi ha dato per prepararmi a quanto, a tempo debito, mi avrebbe chiesto.


E così, un bel giorno, quel momento è arrivato. Certo è stato preceduto da una serie di segni sempre crescenti (situazioni della vita, incontri, stati d'animo), ma comunque mi ha colpito e sorpreso. Diciamo che quello che ho provato è ben raffigurato nel quadro di Caravaggio “Vocazione di San Matteo”, che si trova nella Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Guardate la faccia stupefatta del futuro apostolo... sembra dire: “Ma chi, io?”. Ecco, quello lì sono io! Uno che era “in tutt'altre faccende affaccendato”, come si suol dire.

 

Insomma uno che non se l'aspettava... o quasi. Quest'ultimo “quasi” è d'obbligo per dire la verità tutta intera e fino in fondo. La sorpresa e lo stupore ci sono stati, certo, e di fatto mi accompagnano costantemente, specie se metto a confronto l'enormità della Chiamata con la piccolezza del sottoscritto. Eppure, guardando a ritroso, dopo aver imboccato una strada in salita, come contemplando il tratto percorso “da più in alto”, ti accorgi che i segni non mancavano, anche più a valle e, in certo modo, hanno determinato anche le varie scelte e i vari bivi intrapresi.


Potrei citarne mille e tacerne altri mille troppo “intimi”, ma mi piace condividere con voi qualcosa che avevo scritto, in tempi non sospetti, per una espressione da realizzare all'uscita capi associativa di inizio anno 2007/2008. Il tema di quel fuoco, e dell'intero anno, era “Eccomi”. Al mio Capo Gruppo venne la felice idea (forse dettata semplicemente dalla voglia di “snellire” la preparazione, ma comunque, col senno di poi, profetica!) di lasciare che ognuno preparasse un piccolo monologo che gli suggeriva il tema, scegliendo liberamente se fare qualcosa di serio o di comico. Non so bene perché (o meglio: allora non lo sapevo, adesso sì!), pensai subito al quadro di Caravaggio e mi venne fuori il breve racconto che trovate nelle pagine seguenti.


Immaginate (alcuni c'erano, magari lo ricordano...) il sottoscritto che lo declama al fuoco, vestito da uomo d'affari. Verso la fine del racconto inizia a spogliarsi del cappotto e del cappello e tira fuori dalla sua valigetta una talare, che indossa prima di pronunciare la frase finale: Eccomi!


Se ci ripenso oggi, se penso che per me era un discorso “in generale” e non lo riferivo alla mia persona, non riesco a capire dove ho trovato il coraggio di farlo, di dire quelle cose e compiere quei gesti. Eppure per me era il riferimento più semplice ed immediato alla parola “Eccomi”: una vita tutta donata a Lui. Ovviamente la cosa non riguardava il me!


Magari alcuni dei presenti allora avranno pensato: questo qui ora entra in Seminario. E invece... il mio percorso sarebbe stato ancora lungo e pieno di sorprese. Sarei approdato al Propedeutico (la comunità dove sono chiamati a vivere un anno di discernimento coloro che intendono entrare in Seminario) solo tre anni dopo e a quei tempi... non ci pensavo proprio. Anzi, se qualcuno mi avesse fatto una proposta simile credo che sarei fuggito a gambe levate.


Ma, come dicevo, con me il Signore ha insistito e pazientato... finché i tempi (e il sottoscritto!) non fossero maturi. Poi, in un momento particolare e piuttosto difficile della mia vita, ha calato l'asso: la Route Invernale con la Comunità Scout di Soviore.
Partii senza grande entusiasmo, anzi, ad essere sincero fino in fondo, l'unica cosa che (egoisticamente) mi rallegrava era che, essendo Capo Clan, in quell'occasione, spostamenti a parte, mi sarei risparmiato la preparazione del Campo. Un campo low-cost, insomma... non sapevo cosa (Chi?!) era lì ad attendermi!


Fu un'esperienza indimenticabile: al capitolo finale molti erano commossi, l'entusiasmo alle stelle. Feci un piccolo intervento anch'io: parlai della responsabilità che un dono come quello di un Campo così bello genera in ciascuno dei partecipanti; “è stato come ricevere un seme -la ghianda è il simbolo della Comunità di Soviore- e ciascuno di noi ha il compito di farlo germogliare nel proprio ambiente”. Dicevo così e non avevo idea di cosa fosse “scritto” nella mia ghianda...


Comunque di lì a poco mi fu chiaro che dovevo andare fino in fondo alla faccenda: la “questione vocazionale”, tante volte affrontata in teoria in quegli anni, andava applicata praticamente e al sottoscritto, per fare chiarezza una volta per tutte. Trovai il coraggio di intraprendere un percorso serio di direzione spirituale, affidandomi ad un sacerdote di mia assoluta fiducia. Insieme abbiamo affrontato un cammino lungo quasi due anni, che mi ha portato, nell'ottobre 2010, ad entrare nella comunità del Propedeutico e, l'anno successivo, in quella del Seminario.


E adesso eccomi qui, giunto al terzo anno, a scrivervi dalla mia stanza al secondo piano del Seminario, alle spalle della Cattedrale. Appena un paio di settimane mi separano da un momento molto importante di questo mio cammino: l'ammissione fra i candidati agli Ordini Sacri del Diaconato e del Presbiterato. Si tratta del primo riconoscimento ufficiale della vocazione da parte della Chiesa, dopo un discernimento durato più di tre anni.


È molto bello e, al contempo, impressionante sapersi visto e confermato dall'autorità della Chiesa, (nella persona del Vescovo e dei formatori del Seminario) nella propria scelta di sequela del Signore. Quella che, fino a ieri, poteva anche essere solo una mia idea e, per quanto bella, solo mia e perciò di poco conto, oggi viene riconosciuta come volontà di Dio, che mi vuole per sé in questa forma di vita così speciale.


Rileggo queste righe e mi sembra di aver scritto tanto (troppo?!) e di non aver detto tutto, anzi di aver detto poco, quasi niente... ma come si fa? Come riassumere in poco spazio (il necessario a non annoiare oltre misura chi legge) l'avventura di una vita? E poi certe cose si capiscono fino in fondo solo vivendole di persona: provare per credere!
Ecco perché voglio concludere con un augurio, una richiesta e una promessa. L'augurio è rivolto a coloro che ancora non hanno scoperto la loro vocazione: che possiate fare chiarezza e capire il progetto di Dio su ciascuno di voi. E mi permetto di darvi un consiglio che nasce dall'esperienza: non abbiate paura, avvicinatevi a Dio, che non vi vuole tirare nessun “bidone”, ma ha in mente grandi cose per ciascuno, con la sola intenzione di farci felici.


Non posso però non rivolgermi anche a chi la sua vocazione l'ha scoperta già (penso in particolare ai Capi che “tengono famiglia”, ma anche a quelli che, in questi anni, hanno risposto alla chiamata del Signore a seguirlo più da vicino): vivetela fino in fondo, dando la vostra preziosa testimonianza. Lo dico e lo ripeto sempre, quando sono chiamato a “raccontarmi” nelle giornate vocazionali e pro-seminario, se non fosse stato per l'esempio grandioso dei miei capi, che mi hanno mostrato la bellezza di vivere la vita donandosi agli altri senza riserve, credo che non sarei qui adesso. Grazie a tutti e a ciascuno e auguri di cuore!


La richiesta è più semplice e breve e si collega alla promessa: sostenetemi tutti con le vostre preghiere per il proseguimento del mio cammino incontro a Cristo, amico fedele, ma molto esigente. E io, nel mio piccolo, vi assicuro di ricordarmi sempre di voi, di noi e della nostra “grande famiglia”, nelle mie preghiere. Così saremo sempre uniti e vicini, anche se spesso fisicamente distanti, per ovvi motivi.


Cosa ci riserva il futuro? Questo lo sa solo Dio, ma mi piace pensarla come un beato a me (e a tanti di noi) molto caro, Pier Giorgio Frassati. Con una sua frase, che amo molto e ripeto spesso, vi voglio salutare: “L'avvenire è nelle mani di Dio... e meglio di così non potrebbe andare!”

 

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Associazione Guide e Scouts San Benedetto - Cammino 72/73 - Autore: Davide Francaviglia 

 

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