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Gender e omosessualità Stampa E-mail
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Categoria: ARTICOLI - GUIDA DA TE LA TUA CANOA
Inserito 03 Maggio 2014

omosLo scorso 24 gennaio la comunità capi della nostra Associazione, riunita per il consueto ritiro di metà anno, si è trovata a confrontarsi su un tema che riveste particolare attualità nell’ambito della sfida educativa: gender e omosessualità.

Oratore d’eccezione il nostro assistente don Lillo D’Ugo che, in due diversi interventi, ha descritto le origini storiche del fenomeno “gender”, gli aspetti antropologici e sociali di tale ideologia, i pericoli della propaganda portata avanti da specifiche organizzazioni (anche pubbliche) presso le scuole ed altre agenzie educative e culturali.


L’intervento dell’assistente è stato intervallato dal dott. Marcello Arena, che si è soffermato maggiormente sugli aspetti medico/psicologici relativi all’omosessualità.
Nello sviluppo della tematica, peraltro particolarmente complessa e delicata, abbiamo fatto ampio riferimento agli insegnamenti della Chiesa in materia. Inoltre, abbiamo trovato molto utile il documento dell’AGESCI “Omosessualità – nodi da sciogliere all’interno delle comunità capi”. (www.agesci.org/downloads/atti_seminario.pdf)


La Chiesa distingue fra tendenze o inclinazioni omosessuali e attuazione di queste tendenze. La Chiesa pertanto distingue anche fra persone che sperimentano tentazioni omosessuali e atti omosessuali. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (6° comandamento - Castità e Omosessualità – da 2357 a 2359) definisce gli atti omosessuali “intrinsecamente disordinati”, contrari alla legge naturale e pertanto in nessun caso possono essere approvati.


Un discorso diverso va fatto invece per le inclinazioni omosessuali. Le attrazioni erotiche per persone dello stesso sesso possono sorgere a seguito di svariati motivi. A volte sono temporanee, specie per gli adolescenti, altre volte sono più radicate e difficili da superare. Tali inclinazioni non costituiscono di per sé un peccato (ovviamente se non alimentate volutamente), ma costituiscono comunque un “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata” (1).


Costituisce un grave errore pensare o far credere che l’attuazione di tali tendenze sia moralmente accettabile. “E’ solo nella relazione coniugale che l’uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente” (2).


Se da una parte la Chiesa condanna ogni comportamento immorale, dall’altra sostiene il rispetto per la persona e difende le persone omosessuali da ogni tipo di discriminazione. Dal momento che alcune persone potrebbero sentirsi respinte dalla Chiesa, la cura pastorale delle persone omosessuali raggiunge i maggiori risultati quando le aiuta a riconoscere che la Chiesa le accetta come persone, mentre le aiuta a comprenderne il suo insegnamento in materia.


Quanto sopra esposto ha un risvolto particolarmente importante per noi educatori scout. Alla domanda “avresti difficoltà ad accogliere un ragazzo/a dichiaratamente omosessuale?” solo il 16% degli intervenuti ha risposto di NO. Ci siamo pertanto chiesti: quale deve essere l’atteggiamento di noi capi di fronte ad uno dei nostri ragazzi/e che manifestano comportamenti di tipo omosessuale?
In veste di educatori abbiamo l’obbligo morale di attenzionare la problematica e confrontarsi sempre con l’assistente di gruppo. Bisogna parlare direttamente con il ragazzo/a, seppur con la dovuta discrezione amorevolezza, cercando di capire se dietro quanto da noi ravvisato non vi sia solamente voglia di emulazione, magari di uno dei tanti modelli bisex oggi sempre più diffusi. Sarebbe invece un grave errore lasciare correre e far finta di nulla.


Laddove si ravvisi una vera e propria inclinazione, la cosa migliore è quella di parlare con i genitori, esprimendo con franchezza quanto osservato e invitandoli a farsi consigliare da un esperto (in linea generale uno psicologo dell’età evolutiva o ancora meglio un pedagogista).
L’adolescenza è una fase molto delicata dello sviluppo della persona. Le mille insicurezze, una mancata identificazione con il modello del genitore dello stesso sesso e l’assenza di educatori può indurre il ragazzo/a a comportamenti e idee sbagliate, specie per quanto concerne la sfera sessuale.


Nell’età adolescenziale la sessualità e uno dei fondamenti della costituzione della personalità. Tale aspetto non può pertanto essere ignorato e fare come se non esistesse. Dal sesso, la persona umana deriva le caratteristiche che, sul piano biologico, psicologico e spirituale, la fanno uomo o donna, condizionando così grandemente l'iter del suo sviluppo verso la maturità e il suo inserimento nella società.


Benedetto XVI ha sottolineato che le differenze sessuali, mascolinità e femminilità, “iscritte nella natura umana”, non sono “una costruzione culturale” e non possono essere eliminate o confuse. “Di fronte a correnti culturali e politiche che cercano di eliminare, o almeno di offuscare e confondere, le differenze sessuali iscritte nella natura umana considerandole una costruzione culturale, è necessario richiamare il disegno di Dio che ha creato l'essere umano maschio e femmina, con un'unità e allo stesso tempo una differenza originaria e complementare”(3). Il richiamo esplicito è alla cosiddetta identità di genere e alle tendenze che non ritengono la differenza sessuale e la complementarietà maschio-femmina come un dato originario costitutivo dell'essere umano. L’ideologia del gender vuole far passare una concezione della sessualità in cui il sesso biologico viene dissociato da tutte le altre componenti della persona. Esiste pertanto un unico genere neutro plasmabile a seconda della scelta del singolo individuo.


In contrapposizione a questa ideologia, che porta profonda incertezza e confusione tra i giovani specie nella loro fase di crescita e sviluppo, appare particolarmente appropriata una educazione separata per sessi. La scelta educativa della nostra associazione -intereducazione- va in questa direzione con una divisione delle branche in maschili e femminili dove mettere in risalto e far emergere differenze e possibilità tra i sessi. In tale contesto è molto importante l’esempio del capo che si relaziona con i ragazzi offrendo loro modelli di adulto: “I ragazzi e le ragazze, nella loro crescita devono costruirsi una identità propria e per portare a termine con successo questo processo devono avere accanto adulti equilibrati e “generativi”, ossia in grado di “prendersi cura” di loro con responsabilità”(4). Il capo è testimone in tutto, anche del suo essere uomo o donna.

 

Ciò pone un ulteriore interrogativo nel caso in cui l’”inclinazione” omosessuale, più o meno manifesta, riguardi proprio il capo. Rispondo citando un documento della FSE: “Un capo o una capo che dovesse trovarsi, per propria responsabilità o per situazioni oggettive, in condizioni di esterna e manifesta contraddizione con la Promessa pronunciata, con la Legge scout, con i precetti della Chiesa o con le leggi dello Stato, dovrà anzitutto fare appello alla propria coscienza e chiedersi: mi ritengo un adeguato/a testimone dei valori che sono chiamato a proporre ai ragazzi/e? Se la risposta non è chiara e immediata, è suo dovere fare per primo un passo idietro e recedere dal servizio nel gruppo” (5).


————————-
(1) (2) Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali;
(3) Discorso al convegno "Donna e Uomo, l'humanum nella sua interezza"
(4) Chiara Panizzi, atti seminario AGESCI su omosessualità: nodi da sciogliere nelle comunità capi.
(5) Integrazione al Direttorio Religioso FSE-2012

   

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Associazione Guide e Scouts San Benedetto - Cammino 74/75 - Autore: Salvatore Troia 

 

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