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Pensiero di oggi: L'uomo che è cieco alle bellezze della natura ha perduto metà del piacere di vivere (BP)   

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Categoria: ARTICOLI - GUIDA DA TE LA TUA CANOA
Inserito 16 Ottobre 2012

Strada

Quando l’esploratore pensa a cosa lo attenderà quando dovrà lasciare il Riparto, nella maggior parte dei casi, viene preso da ansie e timori che trovano  fondamento in alcuni fattori comuni alla maggior parte dei ragazzi.
Per prima cosa vi è amarezza nel dover lasciare la squadriglia alla quale ha dedicato tanto del suo tempo, i fratelli con i quali è cresciuto e quelli più piccoli che lo hanno seguito durante le attività in sede come all’aperto. Anche il rapporto con il Capo Riparto cambierà, il fratello maggiore che lo ha consigliato nelle scelte difficili degli ultimi anni, colui che lo ha guidato, istruito e fatto crescere nel sentiero, sebbene potrà restare un punto di riferimento, non sarà più a stretto e diretto contatto con lui e di conseguenza questo creerà incertezza nella vita.
 
Infine, prova nostalgia per i bei momenti trascorsi, per le attività avventurose vissute insieme a tutto il Riparto ed anche per quelle meno fortunate, comunque indimenticabili, che hanno lasciato un segno indelebile nella sua vita.
 
Ma come in tutte le persone che crescono, tutti questi stati d’animo sono negativi soltanto nella misura in cui ci tengono ancorati al passato, non permettendoci di crescere. Devono, invece, costituire un solido basamento di esperienze sulle quali “costruirne” di nuove, sempre più elevate.
 
È arrivato, dunque, il momento di lasciare il sentiero fino ad ora percorso per camminare su un’altra strada: la Strada del Clan. Non conosce cosa lo attende e questo lo spaventa ma allo stesso tempo lo stuzzica e lo incuriosisce. Ha visto compiere ai Rover missioni ardite su cime montane meravigliose ed impegnative. Ha vacillato sotto il possente grido di Clan ai “quadrati” di Gruppo. Ha visto un gruppo di giovani, ognuno con le sue peculiarità, muoversi compatti come fossero un tutt’uno. Ma cosa realmente lo attende? Cosa rende così necessario cambiare unità? Perché il Clan? A cosa serve?
 
Don Andrea Ghetti, il Baden delle Aquile Randagie, riprendendo uno scritto di P. Forestier, descrive il modello di uomo che al Clan si cerca di formare e ribadisce la necessità per la nostra società di proporre a tutti i giovani il Rover come riferimento per la loro educazione. Si, perché “il Rover è un tipo: col coraggio di restare anche solo, per rimanere onesto, con la volontà di proseguire, anche se tutti si fermano, con un disprezzo manifesto per il compromesso o il doppio gioco”. “In lui si armonizzano valori spirituali e morali, senso di fedeltà e di onore, senso di donazione e di servizio, robustezza fisica, coraggio e prudenza”. In un altro passaggio spiega che “per giungere alla formazione di tali personalità occorrono: idee chiare, attuazione precisa di un piano di educazione e di una comunità che sostenga e conforti”. Le riunioni e le chiacchierate al Clan contribuiranno a chiarire le idee per camminare sulla retta strada senza scendere a compromessi.
 
Il metodo scout in genere ed il Roverismo nello specifico costituiscono un piano educativo ben rodato che, sempre più attuale, sembra essere pensato per i giovani dei nostri giorni.
Infine, la Comunità di cui parla è per l’appunto il Clan, costituito dal Noviziato e dalla Pattuglia Rover.
 
Del Noviziato fanno parte coloro che, avendo fatto qualche esperienza di roverismo e conosciuta la Strada, chiedono con la cerimonia dell’Ascesa di entrare ufficialmente a far parte del Clan. Nella Pattuglia Rover vi sono quelli che con l’Impegno hanno deciso davanti a Nostro Signore di donare il proprio tempo ed i propri sforzi al Servizio del prossimo.
Don Sergio Pignédoli nel suo Strade Aperte definisce il Rover come “un giovane, un uomo in cammino, il quale, o prima o poi, con l’aiuto di Dio, e se ha buona volontà, raggiunge una meta”.
 
Sebbene lo scopo del Clan sia anche quello di formare dei buoni capi, la meta per il Rover, mediante la scoperta della propria vocazione e l’accettazione di essa, è vivere in santità la propria vita. Obiettivo che deve prefissarsi ogni buon cristiano quale ideale fondamentale.
 
Un giovane è un uomo in cammino, il quale, o prima o poi, con l’aiuto di Dio, e se ha buona volontà, raggiunge una meta” (Strade aperte, Sergio Pignédoli)
 
Al Clan ci aspetta tanto lavoro!
 
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Associazione Guide e Scouts San Benedetto - Cammino 67/68 - Autore: Filippo Cristina 

 

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