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La responsabilità giuridica del capo scout Stampa E-mail
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Categoria: ARTICOLI - GIOCARE il GIOCO
Inserito 14 Agosto 2012


E' molto importante conoscere e rispettare alcune regole inerenti la sicurezza. Il capo scout è investito di una grande responsabilità nell’occuparsi dei ragazzi che gli sono stati affidati. 

Tale responsabilità comporta, tra l’altro, il dover rispondere, anche penalmente, di eventuali fatti dannosi riconducibili alla propria azione od omissione.

 

Buona parte delle attività scouts si svolgono all’aperto, nel bosco,  e ciò richiede che i responsabili siano particolarmente rispettosi delle regole di buon senso oltre che della normativa vigente.

 

Gli adulti che fanno parte dello staff direttivo, hanno un dovere di vigilanza sui ragazzi in relazione alla loro età: più piccoli sono e maggiore e la responsabilità del capo. Ovviamente, anche in presenza di ragazzi che hanno superato i 18 anni devono sempre essere previste e rispettate tutte le misure di sicurezza che l’attività programmata richiede.

 

Ad esempio, se il capo non usa la dovuta prudenza nella programmazione e realizzazione di una particolare attività, oppure non è particolarmente prudente nell’affidare ai ragazzi attrezzi di lavoro o determinati gravosi incarichi, o ancora non adotta tutte le misure di sicurezza in occasione dei campi, e se, in tali circostanze, un ragazzo riporta delle lesioni, il capo può essere chiamato a doverne rispondere di persona.

Di seguito approfondiamo l’argomento fornendo qualche ulteriore spunto di riflessione su questo delicato argomento

 

La responsabilità del capo

 

Tale responsabilità comporta di dover rendere conto di fatti causati da azioni non direttamente proprie ma dei minorenni ad esso affidati e per i quali è richiesta particolare vigilanza.

L’art. 2048 del Codice Civile stabilisce che la vigilanza dei minori spetta ai genitori, ai tutori e ai precettori e maestri d’arte. Il capo scout rientra in questa ultima categoria (è illecito il fatto compiuto dai loro allievi nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza). Il capo scout è liberato dalla responsabilità del fatto dannoso solo se dimostra di non aver potuto impedire il fatto.

 

E’ il caso di precisare che la colpa di cui il capo risponde per il fatto compiuto dal minore non è quella connessa all'azione del minore stesso, ma quella sua propria, consistente nel non aver adempiuto al dovere di vigilanza, assunto nel momento in cui i ragazzi gli sono stati affidati.

 

Il capo è maggiormente responsabile nel caso di omissione colposa di cautela e vigilanza (negligenza) o nel caso realizzi attività non commisurate alla maturità o capacità dei ragazzi (imprudenza) o nel caso non abbia le dovute competenze per fronteggiare situazioni particolari (imperizia) o nel caso trascuri norme di comportamento previste dalla legge, da cui derivi una lesione per un qualsiasi soggetto.

 

Va precisato che ciascuno risponde penalmente solo delle proprie azioni o omissioni dolose (commesse con piena coscienza e volontà) o colpose (commesse per imprudenza ed inosservanza delle regole).

Se l’azione è compiuta dal minore (è il caso in cui i ragazzi si feriscono tra di loro), questo è personalmente responsabile solo se ha più di 14 anni

 

In ogni caso però il capo può essere coinvolto perchè accusato di aver “concorso” con il minore nel provocare il danno, qualora si accerti che lo stesso non si sarebbe verificato se il capo avesse usato la dovuta diligenza, prudenza e perizia richieste dalla situazione.

 

Alcune considerazioni

 

Tenuto conto di quanto abbiamo detto è opportuno fare qualche ulteriore considerazione sull’argomento:

 

  1. Possono essere considerati responsabili dell’infortunio accaduto ad un ragazzo durante una normale attività tutti i maggiorenni la cui personale condotta abbia concorso a causare l’evento.
  2. Per l’ordinamento giuridico la distinzione tra capi, aiuto capi e rovers/scolte in servizio, non ha alcuna valenza. Quindi sono responsabili coloro che erano presenti all’attività.
  3. Sono ugualmente responsabili anche coloro che si sono colposamente allontanati omettendo così di vigilare sul regolare svolgimento dell’attività.
  4. Per i motivi indicati è errato considerare il capo gruppo responsabile di tutto (anche se è sua la responsabilità di vigilare sull’operato e sulle scelte dei capi del gruppo che lui stesso ha nominato).
  5. Nelle attività svolte autonomamente dai ragazzi (ad esempio un hike) bisogna sempre informare i genitori assicurandosi che abbiano la piena consapevolezza che i ragazzi si allontanano da casa senza il controllo dei capi (meglio fornire una comunicazione scritta).
  6. Dei danni causati da minori ragazzi ad estranei nel corso di un'attività gestita in autonomia dai ragazzi, se i capi hanno informato correttamente i genitori, rispondono questi ultimi, per aver consentito ai loro figli di svolgere un'attività in autonomia, malgrado gli stessi non avessero ancora acquisito una maturità tale da garantirne il comportamento corretto. Per i genitori ed i tutori, infatti, la responsabilità (a differenza dei precettori e maestri d'arte) non è limitata al tempo in cui i minori sono sotto la loro vigilanza, ma è ricollegata al semplice fatto della "coabitazione" con il minore.
  7. Le precauzioni occorre prendere per evitare di essere ritenuti responsabili di danni fisici o materiali causati dai ragazzi in un'attività gestita dai capi sono tutte quelle idonee a impedire che si verifichi il danno. Se ciò nonostante il danno si verifica ugualmente, non è configurabile alcuna responsabilità, ma è bene ricordare che spetta al capo il compito di provare di aver fatto tutto il possibile e cioè provare che non vi era nulla che poteva esser fatto più di quanto è stato fatto.
  8. se un ragazzo minore di 14 anni causa lesioni ad un altro ragazzo o ad un estraneo commette il reato di lesioni personali colpose ne risponde penalmente il capo, a condizione che con la sua condotta colposa (commissiva o omissiva) abbia concorso a causare le lesioni (se cioè si può dire che in mancanza di quella condotta l'evento dannoso non si sarebbe verificato. E se il ragazzo ha più di 14 anni ne risponderà anche lui in concorso con il capo.

Com’è ovvio l’argomento è complesso e non può certo esaurirsi in poche battute. Abbiamo solo voluto fornire alcuni spunti di riflessione per far si che le nostre attività siano svolte nella massima sicurezza e vigilanza.

 

Scarica una interessante pubblicazione AGESCI sull'argomento: clicca quì

 

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Associazione Guide e Scouts San Benedetto - Cammino 43 - Autore: Redazione 

 

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