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Il Campo Estivo e la giornata dei genitori Stampa E-mail
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Categoria: ARTICOLI - GIOCARE il GIOCO
Inserito 10 Febbraio 2013

genitoriEra l’estate di qualche anno fa...
Al campo tutto sembrava procedere nella normalità; dalle tende giungeva ancora il silenzio di chi dorme. Era il giorno dedicato alla “giornata dei genitori” e decisi di farmi la barba, già abbastanza ispida dopo molti giorni di campo. Finii di insaponarmi e cominciando a rasarmi mi beavo dell’aria frizzante mattutina, del cinguettio degli uccelli, dei colori e dei profumi di quel primo mattino estivo che stimolavano in me un senso di euforia e di gioia, difficilmente sperimentabili fuori della vita a contatto con la natura. Ad un tratto, improvvisamente, da dietro l’albero spunta un faccione sorridente e per nulla intimorito ed alla mia naturale meraviglia (in pratica saltai per aria) il proprietario del faccione in questione esclama: “Sono lo zio dello scout Tal dei Tali, è qui il campo? Sono per caso in anticipo? (erano appena le ore 6:45) disturbo per caso?
“In anticipo?” -esclamo io-. Veramente è quasi l’alba e il campo apre ai genitori non prima delle ore 10:00! Panico! Che cosa stava succedendo? Colto alla sprovvista vado nel pallone!


Dopo un po’ ecco arrivare altri genitori che letteralmente invadono il campo numerosi. Riesco a malapena a ricompattare gli esploratori e a fare quadrato. Più in là le famiglie degli esploratori (famiglia tipo: padre e madre, figlia con relativo fidanzato, figlio quindicenne “siddiato” cronico; si aggiungono talvolta: suoceri, zii, amici, ecc.).

Tra le nostre fila serpeggia ormai l’idea della resa. Non resta che issare bandiera bianca e subire la tortura dell'ingestione forzata di: sei teglie di pasta al forno, tre teglie di cannelloni, una “bagnina” di insalata, 150 carciofi, 10 chili di salsiccia alla pizzaiola, 5 chili di crasto, tre casse di acqua minerale, 24 bottiglie di birra, 10 litri di vino di San Giuseppe bianco e rosso, coca-cola, fanta e sprite rinfrescate da un blocco di ghiaccio, cannoli siciliani o cassata, ecc..

 

Ecco come la giornata dei genitori al campo è stata trasformata in qualcosa di molto diverso, stile scampagnata! La giornata dei genitori al campo estivo (se prevista) dev’essere un’altra cosa. Completamente un’altra cosa.

 

Nello scrivere quest’articolo vorrei rendere, per prima cosa, giustizia al CAMPO scout. Sì, avete capito bene. Rendiamoci conto che andare al Campo significa: fare un passo indietro (anche nel tempo), rallentare i ritmi di questa vita frenetica, essere meno imborghesiti, uscire dalle mode, rinunciare, faticare… Detto con due parole: “essenzialità e semplicità”, ecco cosa è un CAMPO come lo ha concepito Baden-Powell. "Il campo é la parte gioiosa di una vita scout. Vivere fuori all'aperto, tra montagne ed alberi, tra uccelli ed animali, tra mari e fiumi, in una parola vivere in mezzo alla natura di Dio, con la propria casetta di tela, cucinando da sé ed esplorando: tutto questo reca tanta gioia e salute, quanto mai ne potete trovare tra i muri ed il fumo della città". B.-P.

 

Una delle intuizioni fondamentali del nostro fondatore, che mantiene ancora oggi la sua validità, è l'importanza della vita all'aperto: essa è essenziale per il metodo scout. La vita all'aperto è l'ambiente educativo per antonomasia perché reale, in cui i problemi e le difficoltà non sono artificiali, ma dipendono dall'ambiente stesso. “Lo scautismo è un bel gioco se ci diamo dentro e lo prendiamo nel modo giusto con vero entusiasmo. E come per altri giochi scopriamo che, anche giocando, guadagneremo forza nel corpo, nella mente e nello spirito. Ma non dimenticatelo, si tratta di un gioco all'aria aperta, e dunque ogni volta che ne capiti l'occasione andatevene all'aperto". B.-P.

Se piove bisogna costruire un riparo, per cucinare bisogna raccogliere la legna e saperla accendere, per orientarsi bisogna saper leggere una cartina, ecc..
Non solo l'ambiente è reale, ma è a misura di un bambino, come di un ragazzo o di un giovane; poiché ciascuno può mettere alla prova le sue capacità e trovare i suoi limiti.
La vita all'aperto deve essere vivibile per i ragazzi non solo dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista di ognuno.


Il campo estivo dei lupetti e delle coccinelle è diverso da quello degli esploratori e delle guide che, invece, devono preparare accuratamente tutto il materiale, dalla tenda al tavolo, perché sanno che da questo dipende la buona riuscita del campo stesso.
Baden-Powell era convinto che il gioco avventuroso nei boschi avrebbe creato l'atmosfera giusta per educare dei buoni cittadini.
Il campo estivo, tanto atteso (dai ragazzi) e a volte tanto temuto (dai genitori), è il momento fondamentale del cammino scout in cui ragazzi e capi si mettono in gioco in prima persona per vivere insieme un'avventura ogni volta UNICA.

 

La voce del Capo
Baden-Powell ha detto “ask the boy”, cioè “chiedi al ragazzo”. Ed è proprio su questa base che noi prepariamo i nostri programmi, il nostro lavoro, sia annuale che del campo estivo stesso. [Al campo] c'è tutto il lavoro di piantare le tende, procurarsi l'acqua e la legna da ardere, cucinare il cibo, e rendere il campo comodo. Tutta una serie di lavori da niente, ma che presi nel loro insieme sono importanti. All'adulto essi forniscono uno svago e danno soddisfazione, mentre al ragazzo arrecano gioia ed esperienza, gli insegnano a trarsi d'impaccio, a badare a se stesso e a pensare agli altri, tramite l'eccellente disciplina della vita al campo e l'abitudine a dover fare da solo la cosa giusta. (Taccuino)

 

Il campo è ciò che attira i ragazzi. È al campo che il capo ha la sua grande occasione. Egli può far entusiasmare i ragazzi con lo spirito che il metodo richiede; lo spirito è tutto. Una volta che esso sia sviluppato, tutto viene con facilità: senza di esso, riuscire a dare al ragazzo una formazione scout è praticamente impossibile.
[...] Ugualmente essenziale, poi, è avere al campo un preciso programma di lavoro per ogni giorno, con soluzioni alternative per l'eventualità di cattivo tempo. Il campo deve esser sempre in attività e non rappresentare una scuola di bighellonaggio senza costrutto, [regola che, del resto, vale per tutte le attività dell'anno]. (Taccuino)

 

È una vita semplice, senza artifici e senza trucchi, la vita rude del campo, le esigenze austere della vita all’aria aperta, il cibo frugale, dormire sul duro, una carità pratica da vivere e non da pensare o meditare soltanto.
[...] Il campo è la delizia del ragazzo e l’occasione del Capo. E, soprattutto, è lo Scautismo.
[...] Semplice, rude, sobrio, la vita di campo mortifica i bisogni finti, abitua [...] a liberarsi dalla tirannia del benessere. (Giocare il Gioco)


Baden-Powell afferma che il successo dell’applicazione dei principi dello scautismo “dipende dal capo e dal modo con cui egli li mette in pratica”. Infatti, “una formazione scout riuscita è il risultato dell’azione del capo, non della scienza pedagogica. […] Le qualità che formano il capo sono alquanto difficili da definire. Si dice spesso che capi - come pure poeti - si nasce, non si diventa. E tuttavia molte delle doti del capo possono essere acquisite”.

Innanzitutto il campo è “concepito” e “partorito” come un figlio, dal Capo Riparto. È la sua opera d’arte, unica e irripetibile. Il Campo Estivo è la conclusione, è il coronamento di un intero anno di attività scout, è il momento privilegiato di crescita per ogni scout (ragazzo e capo) per la quantità e la qualità del tempo che i ragazzi e i capi passano a stretto contatto, per l'eccezionalità che un campo scout ha rispetto alla vita quotidiana; è un momento irrinunciabile della vita e della scelta scout. Esso è ben preparato e ben diretto, non si fa per fare qualunque cosa, ma occorre ideare attività adatte ai ragazzi e alle forze delle Squadriglie, oltre che al loro livello, per concludere l'anno scout in maniera adeguata. Attraverso esso è possibile raggiungere gli scopi dello Scautismo. Insomma, per dirlo in parole povere, uno scout che non partecipa al campo estivo è come… una ascia senza filo, una matita senza punta, una legatura senza cordino, un capo scout senza i “suoi” scout, un progettista senza l'autorizzazione a costruire.


Il Campo Estivo Scout ha il suo stile inconfondibile e non ha nulla in comune con il campeggio estivo delle colonie, dei gruppi giovanili parrocchiali, o di altre organizzazioni per ragazzi. Il Campo Estivo ha un suo ritmo particolare. È un organismo vivente. Respira. Si nutre. Ha mal di pancia. Non ha l’odore della città e dei luoghi assuefatti della nostra vita, anno dopo anno.
Il campo estivo cresce e si adatta al luogo e alle persone, ai cambiamenti atmosferici, alle personalità dei ragazzi e dei capi con il passare dei giorni. Il campo dev’essere monitorato senza sosta dal capo, che deve saperne cogliere le trasformazioni, gli scarti, che è chiamato ad accorgersi del maturare di dinamiche inattese tra i ragazzi, che deve stare all’erta, per sfruttare tutte quelle preziose occasioni educative non previste. Il campo è basato sull'impegno spirituale, sull'impegno fisico, sulla tecnica scout vissuta fino in fondo, sullo sforzo personale, su momenti di pausa ben impiegati, tutto con l'intenzione di raggiungere un livello mentale e religioso in cui ognuno possa conoscere meglio e amare di più Dio e vivere più a fondo la Legge Scout.

 

Michel Menu in Arte e tecnica del Capo sottolinea come “Il campo scout, qualunque esso sia (vacanze di branco, cerchio, campo estivo di riparto, route di clan/fuoco a piedi, in bicicletta, in canoa od altro) non è mai un campeggio, o un soggiorno estivo, una colonia, o un trekking. Soprattutto il campo scout va vissuto con lo stile particolare che fa di esso il momento per eccellenza della vita dell'unità”.

Al campo, l'uomo ridiventa, momentaneamente, contadino, montanaro o marinaio. Fa l'esperienza diretta con gli elementi: acqua, aria, sole, terra.

Oggi, d'altronde, si contano i campeggi a decine di milioni e i villaggi di tela fioriscono a migliaia.
I movimenti giovanili, le colonie estive, gli studenti e la pubblicità hanno adottato pure loro il camping! [...] Esistono aree di camping in cui sono riprodotti allo stato rozzo la mediocrità condensata, l'erotismo e il chiasso smodato.

 

Lo scautismo non è camping, e non è neppure pionerismo, volo a vela o religione.
Il campo scout sposa la natura, la foresta, il mare o la montagna, è comunione con il vento, la corteccia, la terra, gli uccelli. È un’evasione che permette di conquistare la libertà.
Il campo scout è silenzio, faccia a faccia con sé stesso, ascolto, crescita giovanile.
Il campo è lo sfogo normale dell'avventura scout, non può essere dimostrato, può essere solo vissuto. Baden Powell, progettandolo, per i giovani…, l'ha ispirato alle vacanze, al tempo libero, al gioco. Egli ha fatto del campo la matrice dell'azione scout e il terreno d'esercizio privilegiato della sua pedagogia.
Ma al di là delle gioie dell'avventura, lo scautismo ne propone altre più sublimi: quelle che nascono da una “tensione media” verso un sicuro sviluppo mentale. La tensione è la legge scout.


Ma se il campo scout risponde a istinti profondi, risponde anche a motivazioni precise. Perché il Signore si ritirava da solo, la notte, dopo una giornata trascorsa in mezzo la folla? Perché de Foucauld, Francesco d'Assisi ed altri hanno cercato il deserto e il silenzio?

Lo scautismo definisce il campo come un mezzo di liberazione da tutte le furie moderne. Spiritualmente parlando, pone in faccia a Dio, l'uomo nudo, vero, intero. Lo rende attento. Praticamente, il campo è lo strumento che accorda tutti i motori della vita scout. Il capo scout fa da filo conduttore della storia a episodi che costituisce un anno scout, il suo programma illumina gli scouts per un trimestre e i Capi Squadriglia per un anno. Come il direttore dell'Istituto tecnico o il professore dell'Università, è l'uomo di 25 anni a cui tendiamo, il futuro padre, apostolo, cittadino, il futuro fidanzato, il futuro uomo impegnato nella società e nella Chiesa, ma perché quest'uomo nasca, è necessario una o due volte l'anno un respiro totale.


Il campo è un luogo di distensione, di ritiro, di disintossicazione, una fase delle vacanze.
Esso si pianta in una regione che merita d'essere esplorata. Si vive in un ritmo lento, con alternanza fra sforzo, distensione, servizio, tecnica, distensione, sforzo, nell'intenzione di tendere senza particolare dispendio ad una capacità mentale e spirituale per cui si possa capire e amare la Legge Scout.

 

Torniamo alla “GIORNATA DEI GENITORI”. La giornata dei genitori al Campo non è assolutamente indispensabile, secondo la mia esperienza e non solo mia, per il buon andamento del Campo. Molti Riparti non hanno l'abitudine di effettuarla perché giustamente ritengono che essa spezzi l'atmosfera e lo slancio del Campo, introducendovi una certa confusione e un certo disordine. Quindi, se si riesce a farne a meno, l'andamento del Campo ne guadagnerà. Se invece è proprio necessario effettuarla e se si riesce ad impostarla bene, la giornata dei genitori può generare una corrente di simpatia e di appoggio.
Quando il capo si è assicurato simpatia e appoggio da parte dei genitori del ragazzo, conducendoli ad una collaborazione reciproca e ad un maggior interesse per il funzionamento del Riparto e negli scopi del Movimento, allora il suo compito diviene relativamente meno gravoso. (Il libro dei capi)


Non dimenticare tuttavia che chi irrompe nel mezzo della vita del campo dovrà usare necessariamente un poco di cortesia per evitare di perturbare il suo buon svolgimento.

Però occorre fare molta attenzione perché è una giornata sempre delicatissima da preparare, data l'importanza e il controproducente effetto che provoca se non riesce in pieno. Se questa giornata è vissuta nel mezzo del campo, può avere degli effetti inattesi nei ragazzi, come tristezza, nostalgia che suona come un'invito a lasciare il campo, pianti di qualche piede tenero o lupetto. Se le mamme tornano a casa convinte, o con il timore, che il proprio figlio mangia male, o dorme poco, o non è seguito, si sono sprecate metà delle possibilità di successo del Campo. In questa eventualità è preferibile evitare del tutto la giornata dei genitori.


Molte unità hanno preso l'abitudine di proporre un invito ai genitori di venire a passare una giornata di campo (campo riparto, vacanze di branco, volo estivo) occorre quindi fare le cose per bene (come sempre): una domenica per esempio, arrivano SOLO le famiglie degli scout, senza lo stuolo di nonni, cugini, zii, amici, ecc., ed invitati da tale a tale ora. Al Campo tutto è in ordine, pulito e luccicante. Non che gli altri giorni non lo sia, ma in questa occasione si sarà stati particolarmente attenti a ordine, pulizia e stile. Gli ospiti vengono ricevuti dal Capo Riparto e dall'Assistente per vivere un pranzo di festa, un grande gioco, un'attività speciale, una dimostrazione di una tecnica appresa durante il campo. Visitano gli angoli di squadriglia, parlano con i capi, partecipano alla Santa Messa... Nel primo pomeriggio si effettua un grande cerchio con canti, scenette e bans preparati nei giorni precedenti dai ragazzi. Non scordiamoci lo stile scout durante tutta la giornata. Se vi è l'occasione, il Capo ne approfitterà per la consegna di qualche passaggio di Classe e di qualche Specialità. Dopo la giornata dei genitori è necessario sempre prevedere un'attività entusiasmante ed impegnativa che rilanci il Riparto e gli ridia quello spirito e quell'energia che gli erano stati impressi nella prima parte del Campo.

 

E che dire delle visite improvvisate dei genitori o di altri estranei all’unità, anche fossero capi dello stesso gruppo? Il campo è un momento privilegiato per una unità quindi anche a questo riguardo, le visite al campo sono vietate (comprese quelle che avvengono “per caso” della serie “passavamo da queste parti”), che non avvengano per motivi ovvi e specifici ma solamente su CHIARO ED ESPRESSO INVITO DEL CAPO RIPARTO, mai per iniziative proprie. Sconfesso, senza tema di smentita, come deleterie e controproducenti la presenza al campo di ogni rover e capo che non siano il Capo Riparto e la sua staff e i rover in servizio (questi ultimi in ruoli congeniali ed in sintonia con il programma di clan). La ronda di Rover con il compito di nebuloso aiuto, con sedie a sdraio attorno ad un tavolino da pic-nic, sono senz’altro da escludere come elementi di disordine, indisciplina, scadimento dello stile generale e dell’atmosfera del campo. Chi desidera trascorrere le proprie ferie come in un camping, può farlo altrove! Sarà cura e dovere di ogni capo Gruppo, coscienzioso e preparato a evitare il decadimento del Campo Scout a camping, consigliando in tal senso i capi Unità.

 

Assolutamente sconsigliabile o, per meglio dire, da evitarsi in ogni caso, l'idea di far coincidere la giornata dei genitori con l'ultimo giorno di Campo, con la scusa che così si risparmia sul viaggio di ritorno. Questa ipotesi va scartata senza alcun timore, non solo perché in questo modo non si avrebbe la possibilità di mostrare ai genitori un Campo in ordine e ben funzionante e un Riparto in piena efficienza e attività, ma soprattutto perché la partenza avverrebbe in una baraonda di zaini, di sacche e di casse, senza alcuna possibilità di lasciare il posto ordinato e pulito e di chiudere il Campo con la stessa calma, con lo stesso stile e con lo stesso ordine con cui lo abbiamo iniziato e poi condotto per quindici giorni.

 

Se il Lupettismo tenesse il suo posto, se il Roverismo esercitasse un richiamo, se i Capi fossero attenti a equilibrare il loro Riparto... tutto sarebbe perfetto, ma il Lupettismo fa quel che può, il Roverismo qualche volta, invece di richiami, lancia grida un poco allarmanti. Il problema si pone, evidentemente, ogni volta che in luogo di fare del vero Scautismo si gioca alla ACR o all’oratorio, allora il Riparto tende alla sparizione, in poco tempo”. (M. Menu - Arte e tecnica del Capo)

 

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Associazione Guide e Scouts San Benedetto - Cammino 70/71 - Autore: Stefano Affatigato 

 

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