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La famiglia: istituzione di primaria importanza Stampa E-mail
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Categoria: ARTICOLI - ITINERARI
Inserito 18 Dicembre 2013

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La Sacra Scrittura sottolinea spesse volte, specie nella Genesi, l’importanza e la centralità della famiglia, in ordine alla persona e alla società. La famiglia è valutata la prima cellula vitale della società. La Chiesa, illuminata dal messaggio biblico, la considera come la prima società naturale, titolare di diritti propri e originari e la pone al centro della vita sociale (CDSC § 209- 211). Anche il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica al punto 456 spiega qual è la natura della famiglia nel piano di Dio: “Un uomo e una donna uniti in matrimonio formano insieme ai loro figli una famiglia: Dio ha istituito la famiglia e l’ha dotata della sua costituzione fondamentale. Il matrimonio e la famiglia sono ordinati al bene degli sposi, e alla procreazione e all’educazione dei figli. Tra i membri di una stessa famiglia si stabiliscono relazioni personali e responsabilità primarie. In Cristo la famiglia diventa Chiesa domestica, perché è comunità di fede, di speranza e di amore”.


Nella storia dell’uomo, la famiglia è stata la prima aggregazione naturale fra un maschio ed una femmina, che hanno generato dei figli, componendo così il primo nucleo di una comunità costituita. Più famiglie formavano un villaggio, più villaggi una collettività, una tribù, una etnia, una società fondata, con regole ben precise o delle leggi tramandate e poi scritte. Si può dire che da quando esiste l’uomo, famiglia e religione sono le due istituzioni che hanno fornito la struttura portante agli Stati.


Numerosi sono gli studi effettuati dagli storici, sociologi e demografi sull’argomento. La materia è molto complessa: la famiglia nasce di tipo patriarcale e si basava sull’autorità e la deferenza. L’uomo lavorava, andava a caccia, si recava in guerra. La donna gestiva la casa e badava all’educazione dei figli. La società era organica e tutto funzionava con delle regole ben precise. L’avvento del Cristianesimo introdusse il concetto di amore e quello giuridico di persona. Anche il diritto romano tutelava i cittadini detentori di diritti e doveri. (Ricordo la figura giuridica del curator ventris, preposto a proteggere il nascituro di una madre senza marito).


La famiglia patriarcale, in Europa, cominciò a frantumarsi o a subire notevoli modifiche, con l’avvento delle rivoluzioni Industriale e Francese, che introdussero trasformazioni economiche e sociali. Le cause furono complesse. Con l’avvento delle fabbriche le donne iniziarono a lavorare negli opifici, raggiungendo una maggiore indipendenza. Con il codice napoleonico, di natura liberale, agli inizi del XIX secolo, il continente europeo si uniformò negli usi e nei costumi. Si passava alla famiglia nucleare, già presente in Gran Bretagna nel mondo rurale. I cambiamenti partirono dai vertici della scala sociale a scendere. Essa presentava una famiglia borghese, una operaia ed una proletaria.


La famiglia istituzione sociale di primaria importanza ha sempre trasmesso nel tempo i valori importanti alle generazioni successive. Comunque il concetto è cambiato notevolmente. Infatti oggi gli impegni quotidiani condizionano la vita di coppia e le relazioni con i figli. La donna ha raggiunto una maggiore indipendenza. L’obiettivo resta quello di mantenere unita la famiglia negli affetti e di non perdere i valori morali importanti. Ad ogni modo la famiglia è sempre fondante, anche con tutte le problematiche subentrate nel tempo.


Oggi nascono meno figli per esigenze economiche e dall’impossibilità di dedicare gran parte del proprio tempo alla propria famiglia. La società ha imposto ritmi frenetici e valorizza il successo personale di uomini e donne in ambito professionale. Ma tantissimi sono i padri che dedicano il proprio tempo ai figli o le madri che seguono con amore la prole.
La costituzione italiana al titolo II Rapporti etico - sociali riconosce i diritti della famiglia e la norma con gli artt.29-31. Lo stesso anno dell’entrata in vigore della carta costituzionale l’assemblea delle nazioni unite da luogo alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. L’art. 16 terzo comma stabilisce che “La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”.


Questa istituzione ha retto le società nei secoli ed ha subito dei cambiamenti e articolazioni, in modo intenso, specialmente nella seconda metà del secolo scorso. Le varie epoche hanno influenzato dal punto di vista formale la famiglia, che ha mostrato una estrema permeabilità ai condizionamenti esterni, ma le caratteristiche ed i valori portanti sono rimasti indelebili. Si può dire che i mutamenti del costume, in questo scorcio di secolo, hanno prodotto delle leggi, adeguandole alle esigenze individuali delle persone, che hanno modificato i comportamenti delle famiglie minandone l’unità e la stabilità. Queste leggi, i programmi economici e le istituzioni, con l’ausilio dei mezzi culturali di massa supportati dalle mode hanno spesse volte ignorato i veri diritti inalienabili dell’uomo ed i valori spirituali a vantaggio di un remoto evoluzionismo o modernismo. Mi riferisco alle ultime leggi in argomento, emanate negli anni settanta del secolo scorso sotto l’influenza di una cultura tardo liberale, marxista e cristiana democratica e dai processi di secolarizzazione (nel ’70 il divorzio, nel ’75 l’abolizione della patria potestà con il nuovo diritto di famiglia e nel ’78 l’aborto). Anche perché questi diritti regolano i rapporti fra gli uomini e esaudiscono certi bisogni delle persone, ma non possono soddisfare le esigenze più profonde, appagate soltanto dall’amore, quindi mostrano i loro limiti, producendo effetti dirompenti. Di conseguenza anche la politica deve riconciliarsi con la morale e i valori naturali, se non vuole assistere impotente alla propria decadenza.

Nonostante tutto il valore etico di questo istituto non è stato intaccato, poiché esso garantisce in toto la persona. Anche se riscontriamo un incremento di separazioni e divorzi, si verifica un aumento dei tassi a velocità contenuta. Soprattutto nelle regioni centro-meridionali. Qui le reti di solidarietà primarie continuano a fungere da perno del regime dello stato sociale. I dati registrano una tenuta sostanziale.


Però famiglia e stato oggi non sono autosufficienti ed hanno bisogno entrambi l’una dell’altro. Quindi debbono garantirsi con la collaborazione. Lo Stato deve provvedere con leggi eque e favorevoli alla famiglia, che a sua volta lo sorregge con i compiti di ammortizzatore sociale e sussidiarietà. In Italia, negli ultimi anni, le spese dello stato per sostenere la famiglia sono diminuite, mentre in altri Stati della UE, come Danimarca, Germania, Austria, Portogallo e Regno Unito i governi hanno investito ed aumentato le spese. In Francia anni fa è stato introdotto il quoziente familiare sui redditi da lavoro.


Oggi la famiglia è minacciata da diverse parti. Già il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II il 22 ottobre del 1983 aveva dato luogo alla Carta dei Diritti della Famiglia. Con essa si stabiliscono i compiti della famiglia cristiana nel mondo di oggi. In questo modo la Santa Sede fece appello a tutti gli stati e organizzazioni internazionali.
Sotto questa spinta nasce nel 1992 il Forum delle Associazioni Familiari con l’obiettivo di portare all’attenzione del dibattito culturale e politico italiano la famiglia come soggetto sociale. L’impegno e la spinta sono stati notevoli. Il Forum ha interloquito stabilmente con i vari governi, mettendo in risalto sempre le problematiche sociali familiari nelle commissioni parlamentari. Nel 2005 ha raggiunto l’apice del successo durante il referendum sulla Fecondazione artificiale (legge 40).


Constatiamo oggi che la famiglia è diversa perché le circostanze sono diverse. Bisogna però essere ottimisti perché nonostante tutto il retroterra socio-culturale è abbastanza solido e la sosterrà sempre nel tempo.

 

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Associazione Guide e Scouts San Benedetto - Cammino 72/73 - Autore: F.P. Pasanisi 

 

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