CHI SIAMO

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Il 7 dicembre 1990 nasce, ufficialmente, l'Associazione Guide e Scouts San Benedetto. La sua prima apparizione pubblica è stata celebrata in occasione della processione cittadina in onore di Maria Immacolata, effettuata il giorno dopo la sua nascita: l'8 dicembre 1990. Il giorno ancora successivo, in un'atmosfera di grande festa, l'Associazione è stata solennemente consacrata alla Madonna.
Tre date fondamentali che hanno segnato l'inizio di una nuova "avventura". 

Certamente la nostra è una realtà a dimensione locale, ma la forza di un movimento che abbia la volontà di incidere nel mondo in cui opera, non consiste nel numero dei suoi aderenti, né nelle sue potenzialità finanziarie ed organizzative.La sua forza risiede nella fedeltà ai suoi principi ispiratori e nella omogeneità dei suoi aderenti. Questi due aspetti sono a loro volta complementari, due facce della stessa medaglia. Il secondo è frutto del primo: quanto più si è fedeli ai valori di fondo, tanto più vi è unione fra gli aderenti. 

PERCHE' SAN BENEDETTO

Sono molte le ragioni che ci hanno indotto ad intitolare l'Associazione a San Benedetto. La scelta del "Patrono d'Europa" (Paolo VI, 24.X.64) ci sembra particolarmente adeguata ai fini che vogliamo raggiungere. In particolare, ci sembra notevole l'analogia tra il mondo benedettino ed il mondo scout. 
San Benedetto è un vero gigante della storia; grande non solo per la sua santità, ma anche per la sua intelligenza e la sua operosità. Verso la fine del quinto secolo il mondo era sconvolto da una tremenda crisi di valori e di istituzioni, causata dalla fine dell’Impero Romano, dall’invasione di altri popoli e dalla decadenza dei costumi. In quella notte oscura della storia, San Benedetto fu un astro luminoso. Dotato di una profonda sensibilità umana, nel suo progetto di riforma della società guardò soprattutto all’uomo, seguendo tre linee direttive: 
  • il valore dell’uomo singolo, come persona; 
  • la dignità del lavoro, inteso come servizio di Dio e dei fratelli; 
  • la necessità della contemplazione, ossia della preghiera: avendo compreso che Dio è l’Assoluto, e nell’Assoluto viviamo, l’anima di tutto deve essere la preghiera, “Ut in omnibus glorificetur Deus” (S. Benedetto, Regola). 

Quest'autentico uomo della Provvidenza, che Iddio suscitò in un momento difficile della storia dell'umanità, è per noi un esempio di zelo evangelizzatore e un “medico” le cui ricette sono basate su "elementi di ordine naturale ed oggettivi", e quindi sempre valide: valide in ogni tempo e in ogni regione del mondo, valide per l'educazione dei ragazzi, valide per lo scautismo.

Avere dedicato l'associazione al “Patrono d'Europa” vuol dire condividere in pieno questa “spiritualità”. Vogliamo anche noi contribuire attivamente alla edificazione di un’Europa cristiana mediante un apostolato a servizio delle giovani generazioni, supportati dalla preghiera e dalla vita interiore. Ora et labora: azione e contemplazione; sono le due dimensioni a cui l'uomo non può sottrarsi; a cui lo scout San Benedetto non intende sottrarsi.

LA NOSTRA PROPOSTA EDUCATIVA

“L'incontro dello scautismo con la fede cattolica si è rivelato fecondo e provvidenziale, costituendo una scuola di crescita per cristiani autentici e una fonte di genuina spiritualità”. (…) Ne deriva “una chiara visione della vita umana improntata su virtù esigenti: la bontà, il vigore morale e la letizia, la saggezza e il senso di giustizia, la sobrietà e la lealtà di parola e di contegno, la purezza di cuore, l’amicizia e la fraternità”. (…) “Virtù esigenti, perché sappiamo quanto sia impegnativa e ardua la loro costruzione nel cuore umano. Eppure siamo convinti che sia necessario indicare ai giovani la via faticosa e in salita che conduce alla loro acquisizione, evitando la pericolosa e mortificante tendenza ad accontentarsi di percorsi permissivi, in discesa, facili e larghi, ma proprio per questo – come dice il Vangelo (cfr. Mt 7, 13) – antesignani di rovina. Non abbiate paura di proporre ai giovani grandi ideali …” 

La nostra, quindi, è una proposta esigente ma a misura d’uomo, sempre attuale, che non si lascia sedurre da comodi adattamenti dettati dal relativismo e dal permissivismo della cultura dominante. Respingiamo pertanto ogni ipotesi riduzionista del Metodo e dei valori scout. Tale tendenza trova oggi spazi pericolosi all’interno di diverse realtà associative. Lo scout di B.-P. è un uomo aperto al trascendente, rispettoso della natura, al servizio del prossimo e artefice di pace e non un’ecologista, un filantropo o un pacifista.

La proposta educativa dell'Associazione Guide e Scouts San Benedetto, si articola su sei punti di base che costituiscono gli aspetti caratteristici della nostra azione educativa. 

  • Liturgia;
  • Missionarietà;
  • Metodo;
  • Formazione Capi; 
  • Stile Scout;
  • Vita all’aria aperta;

LITURGIA

“Siate ricolmi dello Spirito intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando ed inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore” (Ef. 5,19).
Uno dei motivi della nostra scelta "benedettina" è l'attenzione all'aspetto liturgico. La Liturgia rende “attuare l'opera della nostra redenzione” , innalzando l'anima a Dio e mettendola in profonda comunione con Lui. Essa va pertanto ben curata, facendo attenzione ai segni, allo stile da tenere durante la preghiera (liturgica e non), alla scelta della musica che “sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all'azione liturgica, sia dando alla preghiera un'espressione più soave e favorendo l'unanimità, sia arricchendo di maggiore solennità i riti sacri” .

Nessuno ritenga la liturgia un problema del prete... La formazione liturgica va curata “con zelo e con pazienza, come pure la partecipazione attiva dei fedeli, sia interna che esterna, secondo la loro età, condizione, genere di vita e cultura religiosa". Vanno inoltre curati "ministranti, lettori, commentatori e membri della scuola cantorum …” . Essendo del resto lo scautismo un metodo attivo, è logico che, giunti alla “fonte ed apice di tutta la vita cristiana” , ragazzi e ragazze non devono illanguidirsi in un torpore soporifero, ma assume un atteggiamento attivo e partecipe. Pertanto in ogni attività, soprattutto in quelle associative, tali aspetti vanno proposti adeguatamente.

MISSIONARIETA’

“L'educatore è una persona che genera in senso spirituale. In questa prospettiva l'educazione può essere considerata un vero e proprio apostolato” .
Noi vogliamo formare cristiani che, in quanto tali, abbiano animo e zelo missionario, in modo ovviamente adeguato all’età di ciascuno. “La necessità che tutti i fedeli condividano tale responsabilità missionaria (…) è un dovere/diritto fondato sulla dignità battesimale (…). Essi perciò sono tenuti all’obbligo generale ed hanno diritto di impegnarsi, sia come singoli, sia riuniti in associazioni, perché l’annuncio della Salvezza sia riconosciuto ed accolto da ogni uomo…” . Tale chiamata pertanto non è riservata al clero o ai religiosi soltanto, poiché i laici “sono deputati dal Signore stesso all’apostolato” .
La dottrina a cui ci ispiriamo è quella del Magistero della Chiesa Cattolica, senza togliere uno iota o un apice in ossequio al comando di Cristo. Riteniamo che tale impostazione apra orizzonti ampi quanto è vasta quella Verità che “ci farà liberi” (Gv. 8,32). 

STILE SCOUT

Vogliamo vivere e farci portatori nel quotidiano, in ogni ambito della propria vita, dello “spirito scout”, la cui essenza va ricercata nella Promessa, nella Legge e nei Principi e si traduce in manifestazioni esteriori di “stile” che costituiscono esempio tangibile delle scelte fatte e che da esse derivano. 

Il modo di parlare, di vestire, di comportarsi, di relazionarsi con il prossimo, sono tutti atteggiamenti che esternano la propria personalità. Un linguaggio scurrile e volgare o un abbigliamento trasandato non si addicono certo ad uno scout e sono spesso rivelatori di particolari conflittualità interiori nell’adolescente che se non corrette per tempo possono portare a pericolose deviazioni. 
Per questo motivo vogliamo curare in modo particolare lo stile dei nostri ragazzi, dentro e fuori le attività: uniformi sempre a posto e senza fronzoli, sedi in ordine, cura della propria persona, ordine e compostezza dei modi. Baden Powell su questo punto è chiarissimo: “L’indossare correttamente l’uniforme e l’eleganza di portamento di ogni scout individualmente costituisce vantaggio al Movimento. Mostra così di essere fiero di sé e del suo Riparto. Al contrario, uno scout sciamannone e vestito trascuratamente avvilisce l’intero Movimento agli occhi del pubblico” .
Lo stile scout va “coltivato” giorno dopo giorno, attività dopo attività, affinché ciascuno possa gradualmente farlo proprio, interiorizzarlo. E’ un lavoro che richiede tempo ma che alla fine darà i suoi frutti. 

In questa azione educativa grande importanza riveste l’esempio personale del capo che deve mettere in pratica per primo ciò che predica. Egli deve agire nella consapevolezza che per il ragazzo non conta tanto ciò che il capo dice, quanto ciò che fa. “Exempla Trahunt” dicevano gli antichi latini ed è di biblica memoria il detto: La Fede senza le opere è morta. Per questo occorre coerenza e continuità tra fede e vita, tra pensiero e azione. “Occorre praticare una condotta lineare, ispirata alla fedeltà verso la Chiesa, che aiuti i giovani ad affrancarsi dalle suggestioni di modelli culturali o di costume apparentemente innovatori, ma in realtà piattamente conformisti e fondati sulla falsa quiete del relativismo, per il quale alla fine non esiste più nulla per cui valga la pena di morire, e quindi anche di vivere” .

METODO EDUCATIVO

Mediante la pedagogia scout miriamo alla formazione integrale della persona umana attraverso un itinerario originale che comprende di volta in volta il gioco, l’azione, l’avventura, il contatto con la natura, la vita di squadra e il servizio agli altri. 
La nostra adesione al metodo elaborato da Baden Powell è totale, visto che tale metodo è sempre attuale, perché basato su elementi di ordine naturale ed oggettivo dell'animo giovanile. 

Non solo: in quanto “fecondato dal Vangelo”, lo scautismo cattolico “è non soltanto un luogo di vera crescita umana, ma anche il luogo di una proposta cristiana forte e di una vera maturazione spirituale e morale, così come è un autentico cammino di santità”. (…) “Il senso delle proprie responsabilità che la pedagogia scout risveglia conduce a una vita nella carità e al desiderio di mettersi al servizio del proprio prossimo, a immagine del Cristo servitore, appoggiandosi sulla grazia che il Cristo stesso dona, in particolare attraverso i sacramenti dell’Eucaristia e del Perdono” .

Il Metodo scout da noi applicato prevede percorsi educativi diversi per maschi e femmine, in quanto indirizzato a soggetti che seppur complementari presentano per natura caratteri differenti. Pio XI scriveva: “I sessi, seguendo gli ammirevoli disegni del Creatore sono chiamati a completarsi reciprocamente nella famiglia e nella società, e giustamente per la loro stessa diversità. Questa diversità è dunque da mantenere e da favorire nella formazione e nell'educazione, salvaguardando la distinzione necessaria, mediante una separazione corrispondente in rapporto con le età differenti e le differenti circostanze. Questi principi sono da applicarsi in tempi e luoghi, seguendo le regole della prudenza cristiana a tutte le scuole, ma principalmente durante l'adolescenza, periodo più delicato e decisivo della formazione” .
Ma non vogliamo fermarci al metodo scout. Va infatti approfondita la spiritualità ed il metodo di maestri come San Filippo Neri e come San Giovanni Bosco, con particolare riguardo al sistema preventivo, “condensato della sua saggezza pedagogica e costituisce quel messaggio profetico, che egli ha lasciato ai suoi ed a tutta la Chiesa, ricevendo attenzione e riconoscimento da parte di numerosi educatori e studiosi di pedagogia” .

FORMAZIONE CAPI

Il nostro fine è quello di formare uomini e donne dal carattere forte, che potranno rievangelizzare la cristianità, passabili in un salotto ma indispensabili in un naufragio .
“I percorsi educativi e gli itinerari di formazione alla fede e alla vita si fanno sempre più complessi e perciò esigono, da parte degli educatori, una preparazione sempre più accurata.
Ciò rende prioritario l'impegno formativo nei confronti degli educatori. Sappiamo quanta fatica e quanta intelligenza voi riservate alla “formazione dei formatori”. Vi chiediamo, su questo punto, di non fare sconti: si tratta, infatti, di un elemento decisivo della qualità dello scoutismo e di una garanzia necessaria per il suo futuro” .
Per questo motivo l’Associazione pone particolare attenzione alla formazione degli educatori attraverso un percorso ben delineato ed esigente che comincia nelle terze branche per poi proseguire con la formazione permanente in comunità capi, luogo d’incontro e confronto nel quale affinare la formazione spirituale e la preparazione metodologica e tecnica e rafforzare lo spirito di comunità. Oltre alla partecipazione ai campi scuola e a tutte le attività di formazione proposte dall’Associazione e dal Gruppo, promuoviamo la lettura dei testi fondamentali dello scautismo e delle riviste associative, la formazione culturale personale, vita all’aria aperta e soprattutto tanta “strada”. 

Per riuscire il capo deve credere in maniera radicale in ciò che fa. Egli deve incarnare e tradurre nella vita di ogni giorno l’ideale che ha scelto di servire: il capo serve Dio attraverso i suoi ragazzi, sacrificandosi per loro e donandosi senza attendersi alcuna ricompensa. La formazione spirituale (esercizi spirituali, pratica dei sacramenti, preghiera, direzione spirituale), riveste pertanto un aspetto primario ed imprescindibile. Essa permetterà al capo di aumentare la Grazia di cui il Signore gli farà largo dono per la fecondità della Sua opera.
Strada, comunità, servizio e la lealtà verso il “Movimento” faranno di lui un capo su cui si può sempre contare (SEMPER PARATI).
Circa la formazione in campo politico, nel ribadire il carattere apartitico dell’Associazione e nel rispettare la libera scelta di ciascuno, il documento al quale facciamo riferimento rimane la Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede su alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica del 24 novembre 2002. In tale Nota si invitano i fedeli a prendere ogni decisione politica tenendo presenti quei «principi non negoziabili» iscritti nella natura umana stessa e quindi comuni a tutta l’umanità.
Essi sono principi precisi e hanno un ordine gerarchico altrettanto preciso, anche se naturalmente non esauriscono il bene comune di una nazione:

1. Tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale.
2. Riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, e sua difesa dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.
3. Tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli (Benedetto XVI, 30 marzo 2006).

L’Associazione in quanto tale, e i soci individualmente, promuovono attività a sostegno di questi principi.

VITA ALL’ARIA APERTA

Una seria applicazione di tale aspetto è nella migliore tradizione scout. I ragazzi devono imparare a "far bene" le cose del gioco scout, per imparare a far bene le cose del "Grande Gioco" della vita. Il gusto della precisione, delle specialità, della lotta contro le difficoltà, di spingere al massimo la propria capacità ascetica, d'intelletto, di forza fisica ed abilità, di coraggio, d'amore per il prossimo fino al sacrificio: tutto questo è scautismo. Noi non intendiamo fare uno scautismo a metà. Vogliamo fare “strada”, servizi sociali impegnativi, tecniche di adeguato livello affrontate seriamente e con competenza.
Nella provvisorietà ed essenzialità del campo il ragazzo si auto-educherà alla temperanza, alla moderazione e all'equilibrio nell'uso dei beni creati. Per questo nelle attività all’aperto, specie durante i campi, vogliamo fare a meno di ogni “comodità tecnologica”. Piuttosto, vogliamo che ogni ragazzo possa sviluppare quelle competenze e abilità che gli consentano di mettere in pratica i propri talenti e vivere da protagonista e con gioia l’avventura scout.
Attraverso l'avventura e la vita all'aria aperta l’uomo-rover e la donna-scolta impareranno ad essere prudenti, ad essere accorti nel compimento dei propri passi discernendo il vero bene e scegliendo il giusto sentiero da seguire per il suo raggiungimento. Avventura, vita rude, essenzialità, povertà, comunità, servizio, verranno così spogliati della loro condizione strumentale-materiale per rivestire una dimensione Celeste.
Vi è ovviamente una gradualità in questa proposta, i cui livelli vanno definiti a seconda della capacità del ragazzo e della competenza del Capo.

Circa il livello tecnico delle nostre attività ci rifacciamo a quanto scrive Baden Powell: “io non approvo la tendenza di porre la sicurezza innanzitutto, al di sopra di qualunque cosa. Una certa misura di rischio è necessaria alla vita ed una certa misura di allenamento nell'affrontare i rischi è pure necessaria per prolungare questa vita: uno scout deve essere preparato ad affrontare difficoltà e pericoli nella vita” . Quest'affermazione va letta insieme alla massima evangelica tanto cara al fondatore: Estote Parati, valida in riferimento a qualunque aspetto della vita, spirituale o materiale che sia. Da tale equilibrio consegue un'ultima sintetica indicazione: non esistono difficoltà insormontabili, ma una preparazione e competenza più o meno adeguate nell'affrontarle.
       

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