Speciale: Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù - pt.1

Cari lettori, scrivere qualcosina per la nostra rivista “Cammino” è un’occasione buona per raggiungervi e farvi arrivare il mio saluto e il mio incoraggiamento. Saluto voi che avete la pazienza e il tempo di leggere gli articoli che riempiono la rivista che periodicamente vi viene messa fra le mani e che man mano segna come una pietra miliare la storia e il cammino dell’associazione. Mentre il nostro cuore – e il mondo tutto – sperimenta paure, dubbi, perplessità a causa della pandemia ed è tentato di chiudersi, vi incoraggio a riprendere il cammino e, come cantava il giovane Pipino ne “Il Signore degli Anelli” (saga che amo particolarmente!), anche noi cantiamo: «Casa è alle spalle, il mondo avanti, le strade da seguire tante. Nell’ombra il mio viaggio va, finché luce nel cielo sarà…». Auguro, a me e a voi, che il nostro viaggio sia spedito e carico di frutti. Come efficacemente scrive il poeta francese Charles Péguy: «Ogni inizio è una nascita, è una forza, è una freschezza come l’alba, è una giovinezza, un ardore, uno slancio». Virtù che io vedo in ognuno degli Scout San Benedetto, dal Lupetto più piccolo, dalla più giovane delle Coccinelle ai Capi più “stagionati”. Iniziamo questo nostro anno associativo, allora, e uno dei temi che ci accompagneranno nel cammino sarà: “consacrazione”. Accogliendo infatti una sollecitazione offerta durante l’ultima Assemblea Generale, si è pensato di consacrare la nostra Associazione al Sacro Cuore di Gesù. Io vi devo confessare subito che sono rimasto un po’ perplesso davanti ad una richiesta del genere. Mi è sembrata una cosa “fuori tempo”, una cosa da… Medioevo. Poi, riflettendoci, ho capito invece che è una cosa “moderna”, utile a tutti, anzi necessaria per il nostro oggi, per vivere il nostro nuovo inizio, per ricordare chi siamo, da dove veniamo e verso dove andiamo. Per noi che “bazzichiamo” nella Chiesa, questa parola “consacrazione” non è nuova. Tantissime volte l’abbiamo sentita e detta. Ogni volta che celebriamo la Messa, viviamo il momento centrale della Consacrazione del pane e del vino; e quando vediamo un bambino che viene battezzato sappiamo che quella è la prima e più importante consacrazione che lo rende figlio di Dio; e quando abbiamo la fortuna di partecipare ad una Ordinazione sacerdotale vediamo un uomo che ha donato e consacrato tutta la sua vita a Dio per il bene dei fratelli; e quando un uomo e una donna celebrano il loro matrimonio stanno consacrando la loro vita a Dio nell’amore fedele e indissolubile.

Consacrazione, dunque.
Ma di che si tratta? Che valore ha? Quali impegni comporta?

Cerco e do un’occhiata innanzitutto alle varie definizioni che i dizionari propongono:
• Rendere sacro mediante un solenne rito religioso;
• Rendere sacro destinando al culto della divinità;
• Far dono di sé, dedicarsi interamente;
• Riconoscimento pubblico;
• Dedicare ufficialmente, offrire solennemente, destinare, riservare;
• Far passare una persona o una cosa dallo stato profano a quello sacro;
• Mettere in disparte e dedicare a Dio una persona o una cosa.

Mi colpiscono alcuni verbi: far passare, destinare, riservare, far dono; e intuisco che la “consacrazione” è un qualcosa di molto grande, magari di impegnativo, che ha a che fare con l’amore, con l’appartenenza e la bellezza, e che non si esaurisce certamente nel portare con sé e nell’ostentare un qualche segno distintivo. La consacrazione è qualcosa di impegnativo. Hai letto bene. È proprio così. Perché impegna due parti che si scelgono, si accolgono, si prendono, si donano… si amano. Quali sono queste due parti che entrano in gioco? Dio e l’uomo, naturalmente.

La Sacra Scrittura conosce molto bene la categoria della consacrazione.

Nell’Antico Testamento, Israele è il popolo consacrato a Dio, di conseguenza la consacrazione manifesta l’alleanza che Dio ha stipulato con esso. L’iniziativa di tale alleanza parte da Dio, ma suppone anche una risposta da parte del popolo. Si tratta, dunque, di una reciprocità che implica una disponibilità dinamica ed una tensione verso un rapporto sempre più stretto fra Dio ed Israele. Tanti sono i passi della Scrittura che si possono citare. Mi piace però ricordare questo: «Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re di Egitto» (Dt 7, 6-7). All’interno del popolo ci saranno, inoltre, dei personaggi particolarmente votati al servizio divino: Abramo, Mosè, Davide, i profeti, i sacerdoti… Come Israele, questi personaggi non vengono semplicemente «separati» dagli altri popoli o dagli altri israeliti, ma presi da Dio per sé, per poi essere mandati agli altri, in favore degli altri. Nel Nuovo Testamento, è innanzitutto Cristo, «colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo» (Gv 10, 36). In lui si riassumono tutte le consacrazioni; in lui, come ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, ogni battezzato è santificato, consacrato con un «carattere indelebile» (CCC 1121, 1272, 1304), ed inviato. Dopo Cristo, la Chiesa tutt’intera diventa il nuovo popolo di battezzati, consacrati da Dio per Dio e mandati in mezzo al mondo. Ogni singolo cristiano, secondo le modalità vocazionali del dono che riceve dallo Spirito, vivrà il fatto di essere «consacrato» in Cristo, dallo Spirito, a gloria del Padre, nell’unità della Trinità. All’interno, però, di questa indole sacra di tutto il popolo, ci potranno essere dei discepoli chiamati ad incarnare in modo specifico un particolare aspetto della sacralità ecclesiale. Ogni cristiano, infatti, in virtù del battesimo e della confermazione è già consacrato dallo Spirito, nonché consacratore del mondo a Dio (CCC 784, 901). Ma Dio chiama i singoli cristiani a vivere e a testimoniare la consacrazione battesimale in modi diversi; si pensi alla consacrazione sacerdotale, a quella degli sposi (CCC 1535), alle molteplici forme di «vita consacrata». Così si esprime, a riguardo, il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Lo stato di vita consacrata appare come uno dei modi di conoscere una consacrazione “più intima”, che si radica nel Battesimo e dedica totalmente a Dio. Nella vita consacrata, i fedeli di Cristo si propongono, sotto la mozione dello Spirito Santo, di seguire Cristo più da vicino, di donarsi a Dio amato sopra ogni cosa e, tendendo alla perfezione della carità a servizio del Regno, di significare e annunziare nella Chiesa la gloria del mondo futuro» (CCC 916). 

A questo punto, forse, è meglio che mi fermi un attimo.

Mi sa che mi sono lasciato prendere la mano e il linguaggio usato è diventato un po’ troppo “tecnico”. E allora chiedo scusa a te che stai leggendo e ringrazio il Cielo che ti ha dato la pazienza per arrivare a seguirmi fin qui. Sopportami un altro po’ e continua la lettura: non te ne pentirai! E allora, cosa ci dice questo discorso sulla consacrazione? Dove ti voglio portare con questo articolo? Ti voglio portare ad aprire gli occhi del cuore. Tu mi dirai: “ma come, il mio cuore ha degli occhi?”. “Certo – ti rispondo – perché non lo sapevi?”. Lo dice pure San Paolo ai cristiani di Efeso: «Il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Possa Egli davvero illuminare gli occhi del vostro cuore…» (Ef 1, 17-18). Tu sei chiamato a vedere le cose secondo il cuore. Ma c’è il rischio che, se i tuoi occhi non vedono quello che devono vedere, ti può passare davanti di tutto e tu non te lo godi. Noi vogliamo conoscere e vivere questo cammino della consacrazione perché il nostro cuore sia istruito e apra gli occhi. Il cuore nella Scrittura non è tanto il luogo dei sentimenti e degli affetti. È il centro, la vera unità delle cose. Ed è importante che da questo cuore guardiamo alla realtà. Pensaci un po’, quando ti metti davanti la tua vita, che cosa pensi? C’è chi pensa a “tirare a campare”; c’è chi come unica attrattiva della vita ha l’arrivare alla morte in buona salute. Ma è questo quello che dobbiamo fare? È questo lo scopo della nostra vita? Oppure io, tu, dobbiamo fare qualcosa di bello, di grande, qualcosa che valga la pena di essere fatto? Consacrazione significa credere che in ognuno di noi c’è uno spunto importantissimo; significa credere che c’è qualcosa di molto bello nell’uomo. Significa poter credere che mai nell’uomo si spegne la luce della Vita e la luce del Bene. Mai. Io ho capito che buona parte del mio ministero e della mia vita è dedicato a dare questo annunzio: che io e te non possiamo accontentarci di vivere cose piccole, dobbiamo fare cose grandi e cose belle. Ma scrivo a te, sì proprio a te: perché non puntare in alto? Perché accontentarti? C’è un’inquietudine santa dentro il cuore tuo e mio. E io non mi posso fermare ad un risultato piccolo. E questo da dove viene? Forse dal fatto che io sia particolarmente dotato? Ma quando mai! Viene dal fatto che io sono amato. Accogli allora questa voce che proviene da Dio e che ti dice: TU SEI un popolo consacrato… il Signore TI HA SCELTO, per essere il suo popolo privilegiato. Il Signore SI È LEGATO A TE E TI HA SCELTO… perché il Signore TI AMA. Non dimenticare: Dio non ama tutti. Dio ama ognuno. E Dio ama te in una maniera particolare.

Tutto questo dove ci porta?

Si tratta di credere che Dio vuole fare qualcosa con te. Sai, una delle cose più stupide che possiamo pensare è che la nostra vita non sia importante, peggio inutile. La sfida della vita è voler fare cose grandi. E la radice per la grandezza dell’uomo è credere nell’amore di Dio; è credere che lui è buono e ti vuole bene. Una tentazione che spesso viviamo è quella di avere una triste, bassa, concezione di noi stessi. C’è una tristezza che resta lì in fondo, nascosta: pensare che sia sbagliato credere in qualcosa di luminoso, di importante, di bello, di prezioso. Ogni persona che vuole fare qualcosa di prezioso nella vita, deve rompere con una tristezza, deve disobbedire a quella menzogna che ti sussurra dentro e ti dice: tu non vali niente. Quanti pensano male di se stessi… e quanto si sbagliano! Consacrazione questo significa, questo ti ricorda. Che Dio ti ama. Che vale la pena amare te, perché tu sei importante, tu sei prezioso. E allora non avere paura di andare fino in fondo, non aver paura di credere alla bellezza che tu sei. Dio ci crede. Dio crede che tu sei importante. Per te ha mandato nel mondo il suo Figlio Gesù, ed egli ha dato tutto se stesso per te. Non trattarti allora come una cosa “da quattro soldi”, come una ciabatta rotta. Tu sei importantissimo. Tu sei bello, tu sei bella e sei chiamato a fare cose grandi, uniche. Ci sono infatti cose che solo tu potrai fare; ci sono parole che solo tu potrai dire; ci sono sentimenti che solo tu potrai provare; ci sono persone che solo tu puoi amare. Sii te stesso e apriti a questa novità.


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