“Ready... set... go!”

Se vi foste trovati nei pressi di Piano Zucchi tra il 17 ed il 24 Agosto, avreste sentito queste parole riecheggiare nell’aria, insieme ad altri strani richiami da una parte all’altra del bosco. Questo è stato il campo scuola 2019, al quale hanno partecipato 36 allievi tra Lupetti, Coccinelle, Esploratori, Scolte e Secondo Tempo Femminile e i relativi capi (più qualche marmocchio che girava qua e là). Adesso dovrei stare qua a scrivere di cosa sia il campo scuola e quali siano le sue finalità educative e bla, bla, bla... ma non lo farò, perché i campi scuola sono tutti uguali e li conosciamo bene. Non è vero? A meno che... io penso che ci sia un qualcosa di intrinseco che renda ogni campo scuola diverso da quello precedente ed, infine, unico. Come chiamarlo? Un habitus? Un’anima? Un sapore? Poco importa, ma di fatto questo “qualcosa” c’è stato. E lo si è visto! Solo in questo campo scuola, infatti, avreste potuto sentire una presentazione di sq. in lingua tamil; o vedere un sacerdote che, mentre studia le chiacchierate da fare, ripassa gli schemi di football americano utili per sconfiggere i lupetti nel torneo; o emozionarvi nel vedere il piccolo Giosuè Guzzetta (il futuro commissario generale dell’associazione) vincere proprio quel torneo, scansando tutti i marcatori e facendo il touchdown finale; o stupirvi con lupetti e coccinelle del misterioso risveglio del Faraone Kakai e aiutarlo nella sua missione; o mangiare quantitativi esagerati di pane solo perché vi veniva servito con una litania fastidiosa alla quale però non si poteva resistere. Ma tutto questo e molto altro è soltanto ciò che ha potuto osservare il sottoscritto... qualora chiedeste a qualche altro partecipante come è stato questo campo scuola e cosa si è fatto, vi risponderà sicuramente in maniera diversa, raccontando altri episodi e qualche retroscena divertente.

Chi era presente? Tutti quelli che dovevano esserci, non uno di più, non uno di meno. Non crediate che stia facendo un discorso esclusivista, io sono così, penso che il campo sia andato nel modo in cui è andato proprio grazie alla gente che lo ha vissuto. Ognuno è stato importante, ognuno ha dato il suo contributo perché si realizzasse questo piccolo grande dono che è il campo scuola. C’è stato chi lo ha definito il più bel campo scuola degli ultimi anni... non lo so, forse sì, ma non ho voglia di fare paragoni. Sicuramente io non l’ho vissuto nella stessa maniera degli anni passati, dall’alto della mia nuova carica importantissima... (meglio di no!). Sul serio, quest’anno ho capito che partecipare al campo scuola è bellissimo, organizzarlo e condurlo... è ancora più bello! Sì, l’ansia pre-campo, lo stress, le mille cose da fare, le attività da preparare... sono tutte cose che ci devono essere (come in ogni campo che si rispetti), ma quando poi il campo prende il ritmo e tu ti ritrovi lì, a parlare semplicemente di qualcosa che conosci come se fosse l’aria che respiri, davvero ti rendi conto di quanto sia importante, per i tuoi allievi, ma soprattutto per te. Volete forse negare, voi tutti capi del campo scuola che siete tornati a casa carichi di fare scautismo serio e intenso, di aver riportato tutto l’entusiasmo provato in quei giorni nel vostro gruppo? Ecco cosa è il campo scuola: un caricabatterie; uno strumento potente per reindirizzare il nostro servizio e dargli una nuova spinta, che duri almeno altri due anni. Penso che tutti ne abbiano bisogno, giovani e meno giovani, per poter vivere inoltre un forte spirito associativo che vada oltre le occasioni “istituzionali”. Al campo scuola ci si confronta, ci si conosce, si mettono in dubbio tutte le nostre abitudini da campo e si imparano nuovi modi di pensare. E a sentire tutte le impressioni degli allievi e dei capi al quadrato di fine campo, l’obiettivo è stato raggiunto da tutti. Mi permetto adesso di scrivere quello che dissi in quell’occasione a tutti gli allievi: “Attenti ché il vostro entusiasmo dell’essere capi, prima o poi, si spegnerà!”. Capita a tutti, è una caratteristica del nostro essere imperfetti. Se magari siete tornati dal campo scuola pensando che il servizio al branco o al cerchio sia la cosa più bella del mondo e che nulla mai vi fermerà, state pur certi che prima o poi (si spera poi) capiterà un pomeriggio che uscirete da una riunione con l’unica voglia di buttarvi giù da un ponte. Vi torneranno allora in mente le belle parole spese durante il campo scuola? Può essere di sì come può essere di no.
Se avrete costruito il vostro essere capi sull’entusiasmo, allora avrete solo l’imbarazzo della scelta: ponte dell’Ammiraglio, ponte Oreto o il più comune ponte del Baby Luna (n.d.r. ponte Corleone). Ma se, da veri scout, avrete costruito il vostro servizio sulla Promessa e sull’amore per la Legge, sarà allora che il campo scuola avrà portato frutto dentro di voi. E magari anche le duecento partite del torneo di football americano fatte durante il campo dei lupetti saranno servite a qualcosa...

 


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