“Un giorno in più...”

Ecco giunto il momento: ultimo campo. Tenti di prepararti a questo addio, che hai compreso essere inevitabile, oramai da tempo, ma è inutile. Le emozioni sovrastano le parole ponderate e i discorsi preparati per chiudere quel cammino che, fino ad ora, tutte noi possiamo considerare come il più bello della nostra vita. Mai più di allora abbiamo sentito nostra quella frase ripetuta tante volte durante i canti: “Partivo ragazzo per tornare guerriero”. Val Codera: un sogno, chiudere, dove tutto è iniziato, o meglio dove non è mai finito! Dove uomini prima di noi hanno trovato il loro angolo di paradiso e hanno lottato per mantenerlo e per trasmetterlo, “considerandolo come dovere, come coerenza ad una Promessa che nessuna dittatura avrebbe potuto cancellare”, la stessa promessa che ora per noi è un sigillo impresso sul cuore pronto a Rendere Servizio come R-S. Sin da subito si sente un mormorio continuo che si fa spazio fino ad arrivare nelle più remote profondità del nostro cuore. L’intera valle risuona di una sola domanda: “Perché sei scout?”. Decidiamo sin dal secondo giorno di lasciare una traccia, la nostra traccia. Fedeli alle parole dei nostri eroi “là sotto il pino antico, noi lasciammo nel partir, la croce del nostro altar”, là abbiamo inciso ciò che ci identificava maggiormente: “Fuoco Madonna della Strada”. È sciocco tentare di descrivere le emozioni che ognuna di noi ha provato, sarebbe inutile e insufficiente per spiegarvi la sensazione che si prova salendo ogni singolo gradone che porta verso la maestosità di quelle montagne. Si sale a piedi con lo zaino, con le proprie compagne di Strada.

Si sperimentano i propri limiti e le proprie risorse, si può cercare nel silenzio e nella contemplazione del libro della Natura la mano di Dio Creatore, perché lì hai la chiara percezione che un luogo tanto bello, limpido e puro può essere stato creato solo da un Padre Buono. Ci siamo ritrovate difronte al rifugio Brasca, sotto un limpido manto blu ricoperto di stelle, dimenticando gli affanni lontani, così come 80 anni prima accadde per le Aquile Randagie, ed un brivido ha percorso la nostra schiena, consapevoli e felici di stare condividendo quel momento tanto unico anche con persone mai viste prima, con un fazzolettone e un camicia diversi, ma che sentiamo profondamente legate a noi dagli ideali comuni, intonando un canto la cui melodia risuona delicata tra le cime di quei monti. Tutti sappiamo che ad ogni Route ci si accorge che non si è soli, che c’è una comunità pronta a coprirti le spalle. Ma in Valle non ritrovi solo il tuo fuoco, ti rendi conto che ad ogni angolo vi è uno scorcio di storia, persone con cui, nonostante tempi e luoghi differenti, condividi stili di vita, progetti e sogni. Quella stessa legge a cui noi tutti fratelli scout siamo chiamati ad essere fedeli. Non c’è mancato nulla: i momenti di fratellanza, le salite infinite, il rumore dei passi sulla ghiaia, il suono del fiume che in cordata abbiamo guadato, le messe con i fratelli dell’Agesci, i racconti di chi ha, in prima persona, conosciuto le Aquile Randagie, l’immagine del Cervo Bianco che, quasi di sfuggita, mentre sei assorto nei tuoi pensieri, con la coda dell’occhio vedi apparire tra le fronde degli alberi sui pendii montuosi; allora, come nella leggenda narrata da B.-P., hai la certezza di trovarti nel posto giusto, di non essere una bussola rotta, ma di essere una matita nelle mani di Dio.Camminando per la valle, abbiamo sentito i polmoni riempirsi della stessa aria di fraternità e scautismo vissuta da quegli uomini prima di noi, immaginandoli sulla nostra stessa Strada, i loro zaini vicino ai nostri, e tentando, quasi indegnamente, di seguire le loro orme. Dentro di noi si sentiva crescere l’ardore e la tenacia che spesso ci dimentichiamo stando al sicuro nelle nostre sedi.


E poi ancora: l’elisoccorso, il fuoco di bivacco vissuto insieme, tra nuovi canti e le storie dei “Grandi Capi”, il bagno nel fiume ghiacciato, il battello e la nuotata nel lago, attorniate dai pesci e ricolme della Gioia genuina che, siamo sicure, caratterizzi anche il Regno dei Cieli, il giro sul gommone e l’accoglienza, caratterizzata da grandi sorrisi tipici dei volti di chi Serve per Amore. Potrebbe essere futile raccontarvi ogni singolo momento, pienamente vissuto, ma sicuramente possiamo dirvi che noi abbiamo trovato la risposta alla domanda iniziale: “Vogliamo essere e vogliamo educare persone che guidano da sé la propria canoa, persone capaci di pensare e di agire, temprate nella Fortezza e nell’Umiltà”. È giunta anche l’ultima sera e, ai piedi di Gesù nel Santissimo Sacramento, in una piccola cappella, con una fioca luce di candela, noi, scolte partenti, siamo pronte a riconfermare il nostro Eccomi. Lo abbiamo promesso a noi stesse e a Dio, perché siamo state scelte per andare e portare frutto. Ogni partenza presuppone un viaggio, e ogni viaggio è un’avventura. Preghiamo di cuore Dio che la nostra avventura sia sempre integralmente cristiana: è la più difficile ma è la vera ed unica avventura che valga la pena essere vissuta! “Fratello Rover, che ti avvii sulle strade assolate d’Italia, che ti accampi la sera sotto il cielo punteggiato di stelle d’oro, solitario o in pattuglia, saprai sentire la voce della Strada? Saprai con il Cristo scoprire la tua natura nel tuo peregrinare, saprai scoprire i tesori dell’amicizia della vita comune del campo, saprai soprattutto scoprire te stesso e Dio in te, nei tuoi compagni, nelle mille voci notturne del bosco, nei cieli che narrano la gloria di Dio nel ruscello che mormora con la voce di “sora nostra acqua”, nel monte che ci eleva, nel mare che si dilata con un ansimo di infinito; te lo auguro. Solo cosi il tuo andar, il tuo campo, il tuo contatto con la natura e con gli uomini, e con la solitudine e il silenzio faranno di te un Uomo.” (Don Andrea Ghetti - Baden)

 


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