Il ruolo del Capo Gruppo

“Chi guida un team, chi conduce un’azienda o chi ha un ruolo di leadership in società deve lavorare ogni giorno sulla comunicazione. L’obiettivo è riuscire ad essere efficace in ogni contesto, sia quando parla ad una folla, che a un piccolo gruppo o ad una persona sola. Le parole di un leader sono fondamentali perché devono guidare e ispirare le azioni di diverse persone che sono accomunate dalla stessa passione o dalla stessa forza di volontà”.

Questa è l’espressione che si ottiene effettuando una semplice interrogazione nei motori di ricerca inserendo come parole chiavi: “Chi è un leader”. Ebbene, è quasi uno scherzo del destino che io oggi mi ritrovi a parlare di questo argomento “in qualità di Capo Gruppo”. Lo chiamo destino ma sappiamo perfettamente chi è Colui che progetta nel miglior modo possibile le nostre vite. Volendo provare a dare una “definizione” quanto più esaustiva su cosa significhi essere Capo Gruppo, non posso sicuramente limitarmi a leggere la definizione di leader che Google mi sottolinea. Occorre sicuramente puntare, meditare su altri termini imprescindibili. Per essere un Capo Gruppo non serve essere semplicemente “leader” ma molto altro…

Formazione

Una delle prime doti che un Capo gruppo deve avere è sicuramente la formazione. Questa implica il desiderio, la volontà e la capacità di auto-formarsi per essere fonte dispensatrice di metodo scout, attualità, vita di fede e tanto altro. Da qui si evince che colui o colei che è chiamato a divenire Capo Gruppo ha una responsabilità altissima: formare i capi presenti e cristiani cattolici fieri della loro fede. Non sono ammesse improvvisazioni. Per svolgere bene il suo servizio il Capo Gruppo deve vivere i Princìpi e la Legge dello scautismo e del Vangelo.

Esempio

“Nessun insegnamento vale quanto l’esempio” (B.-P.). Non bastano le belle parole se il Capo Gruppo non darà l’esempio: non potrà mai essere una figura efficace per il suo Gruppo. Considerato che anche i cattivi esempi sono contagiosi, è di immediata comprensione come un modo di fare errato può compromettere l’intero operato e gettare all’aria magari il lavoro ed il sacrificio fatto in precedenza da altri Capi.

Carisma

B.-P. diceva: “I ragazzi son capaci di vedere l’avventura in una comune pozzanghera di acqua sporca”. È grazie al carisma del Capo Gruppo se la comunità Capi riesce a vedere oltre ogni singola attività, oltre ogni difficoltà, oltre tutto! In teologia, il carisma è quel dono elargito ad un credente a vantaggio dell’intera comunità; in senso più lato, è la Grazia santificante trasmessa dai sacramenti e anche i sacramenti stessi. L’elenco potrebbe diventare interminabile. A queste già dette vanno aggiunte, la capacità organizzativa, la fantasia e l’inventiva, l’autorevolezza e la fiducia ecc…Ma tra le tante, una sola è l’espressione che le racchiude tutte quante. Una caratteristica fondamentale a cui un Capo Gruppo non può sottrarsi: “AMARE I PROPRI RAGAZZI” ed agire in ogni occasione con questa consapevolezza. Citando nuovamente B.-P.: “La vera felicità è una forma di amore che diviene tanto più piena quanto più viene rivolta verso gli altri; per questo la felicità è alla portata di tutti, anche del più povero”. Non si può credere di fare qualcosa per gli altri se prima non si sperimenta la bellezza e la grandezza dell’Amore che nostro Signore ha per noi. Tale Amore permea le nostre vite e ci avvolge in tutta la sua interezza ed è lo stesso tipo di Amore che deve avvolgere ogni Comunità Capi. Il Capo Gruppo non è altro che colui che ricorda a tutti di quale Amore si parla, distribuendolo lui per primo. Quando si è chiamati a ricoprire per la prima volta il ruolo di Capo Gruppo ovviamente non si sa cosa ci si aspetta, fino a quando non s’inizia a viverlo. Quel 12 Settembre 2017 la Comunità Capi del Palermo 3° mi scelse come suo Capo Gruppo. Sono soltanto all’inizio di quest’avventura ma sono assolutamente convinto di come il disegno Divino, per quanto mi riguarda, sia stato chiaro e ben delineato. Di questo posso esserne un testimone diretto.
Colui che ha voluto mettermi alla prova e al servizio del mio Gruppo, ha fatto in modo di farmi superare tutti quegli ostacoli che inevitabilmente si presentano ad ognuno di noi nelle nostre vite. E la risposta è proprio questa: donarsi agli altri incondizionatamente, senza sé e senza ma. “Dare” ma, aggiungendo quattro lettere prima, AFFIDARE! Partire verso una sola direzione, senza farsi distrarre da futili impedimenti. Ed è proprio lì, lo “scherzo del destino” di cui parlavo prima. Proprio nel momento in cui si aprono gli occhi, tutto è più evidente, tutto comincia ad attorniarsi di Amore. Lo stesso Amore che il sottoscritto, insieme a tutti coloro che ricoprono tale ruolo, è tenuto ad alimentare nella propria comunità con quell’affidamento a Maria e a Gesù che ci rende piccoli per capire ed incontrare Dio. Buona Strada...

«Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».(Lc 9,46-50)

 


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