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SAN GIORGIO Stampa E-mail
Ultimo aggiornamento 21 Ottobre 2012

Come Santo Patrono, Baden Powell, avevano scelto San Giorgio, perché era il solo Santo che venisse rappresentato a cavallo. Egli è il Santo Patrono della cavalleria, ed è particolarmente onorato in Inghilterra. Adesso, San Giorgio è anche il Santo Patrono degli Esploratori di tutto il mondo, e quindi tutti gli esploratori dovrebbero conoscere la sua storia. San Giorgio nacque in Cappadocia nell'anno del Signore 303. A diciassette anni si arruolò come soldato di cavalleria, e presto divenne famoso per il suo coraggio.

 

Una volta giunse in una città chiamata Selem: vicino a questa città viveva un dragone, al quale si doveva dare ogni giorno in pasto uno degli abitanti, scelto a sorte.
Il giorno in cui giunse là San Giorgio, la sorte era caduta sulla figlia del Re, Cleolinda. San Giorgio decise che ella non doveva morire, e così uscì a combattere contro il dragone, che viveva in una vicina palude, e lo uccise.

 

 

La devozione verso S. Giorgio è alimentata, però, soprattutto, dal racconto di quest'altra leggenda. Si narra, dunque, che, ai tempi del Santo, nei pressi di Martone, capitò un enorme drago: chiunque si fosse avvicinato sicuramente sarebbe stato ucciso. Dopo alcuni giorni, il drago affamato si diresse verso il paese per mangiarvi gli abitanti.
E siccome tutti i cittadini dovevano essere divorati, si decise di tirare a sorte per stabilire chi sarebbe stato dato in pasto per primo all'orrenda bestiaccia. Il caso volle che toccasse alla figlia del re, la bella Rosella, che, con una carrozza, venne condotta dal drago. La folla che l'accompagnava piangeva disperatamente per il destino al quale la reginotta era condannata.
Proprio in quel momento passò di li S. Giorgio che si informò del motivo di tante lacrime. Saputo il fatto, il Santo si recò dal re e gli disse: "Io sono Giorgio, cavaliere di Cristo, e mi impegno ad uccidere il drago crudele ed a salvare la tua adorata figliola!". Il re contento rispose: "Oh valoroso cavaliere! Se riuscirai in questa impresa ti darò in dono metà del mio regno!". "Non accetto nulla di ciò", rispose S. Giorgio. E, dette queste parole, partì. Arrivato dov'era il drago, si trovò presto al suo cospetto ed ingaggiò con lui un'accesa lotta.
San Giorgio stava per avere la peggio quando il suo cavallo bianco, con un salto prodigioso, consentì alla spada che il cavaliere impugnava di trafiggere ed uccidere il drago. la principessa era salva e con lei tutto il paese. Il Santo fece montare in sella la reginotta ed insieme giunsero al palazzo.
Egli consegnò Rosella al re e disse: "Maestà, ecco tua figlia. E' salva!". "prodigioso cavaliere! esclamò il re Tu hai mantenuto la tua promessa, ora io manterrò la mia". Ma San Giorgio rispose: "Io voglio solo che tu ed il tuo popolo gridiate il nome di Cristo e di chi ha vinto il drago selvaggio". Da quel giorno nacque a Martone una grande devozione verso il Santo.

 

 

San Giorgio era il modello a cui dovrebbe ispirarsi ogni Scout

 

Quando si trovava di fronte a una difficoltà o ad un pericolo, per grande che fosse,  -anche sotto forma di dragone- egli non lo evitava, ne lo temeva, ma lo affrontava con tutta la forza che poteva infondere in se e nel suo cavallo. Malgrado non fosse armato adeguatamente per un tale scontro  -aveva semplicemente una lancia-  si lanciò sul suo avversario, fece del suo meglio, e alla fine riuscì a superare una difficoltà contro cui nessuno osava cimentarsi.

 

IL CODICE DEI CAVALIERI


"Sii sempre pronto, con l'armatura indosso, eccetto quando ti riposi di notte.
Qualunque cosa tu faccia, procura di guadagnare onore e reputazione di onestà.
Difendi i poveri e i deboli.
Aiuta quelli che non possono difendersi da soli.
Non fare mai nulla che possa offendere o danneggiare il prossimo.
Sii preparato a combattere per la difesa del tuo paese.
Lavora per l'onore piuttosto che per vantaggio personale.
Non mancare mai ad una promessa.
Tieni alto anche a costo della vita l'onore del tuo paese.
Meglio morire con onore che vivere con ignominia.
La cavalleria richiede che i giovani vengano abituati a compiere con allegria e buona grazia anche le incombenze più faticose e più umili, e a fare bene al prossimo".
Queste sono le prime regole stabilite dagli antichi cavalieri, e da esse deriva l'attuale Legge Scout. Un cavaliere (o uno scout) è sempre un gentiluomo. Troppa gente sembra pensare che un gentiluomo debba possedere un mucchio di denari: ma il denaro non fa il gentiluomo.
  
 

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