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Una volta giunse in una città chiamata Selem: vicino a questa città
viveva un dragone, al quale si doveva dare ogni giorno in pasto uno
degli abitanti, scelto a sorte.
Il giorno in cui giunse là San Giorgio, la sorte era caduta sulla
figlia del Re, Cleolinda. San Giorgio decise che ella non doveva morire,
e così uscì a combattere contro il dragone, che viveva in una vicina
palude, e lo uccise.
San
Giorgio era il modello a cui dovrebbe ispirarsi ogni Scout.
Quando si trovava di fronte a una difficoltà o ad un pericolo, per
grande che fosse, -anche sotto forma di dragone- egli non lo
evitava, ne lo temeva, ma lo affrontava con tutta la forza che poteva
infondere in se e nel suo cavallo. Malgrado non fosse armato
adeguatamente per un tale scontro -aveva semplicemente una
lancia- si lanciò sul suo avversario, fece del suo meglio, e alla
fine riuscì a superare una difficoltà contro cui nessuno osava
cimentarsi.
Ed
è proprio così che uno scout dovrebbe fronteggiare le difficoltà e i
pericoli, per grandi e spaventosi che possano sembrare, e malgrado che
egli stesso possa esser mal equipaggiato per la lotta. Deve andar
incontro arditamente e fiduciosamente, e usare tutte le sue migliori
facoltà per cercare di superarli: e in questo modo è probabile che
arrida il successo. La
festa di San Giorgio è il 23 aprile. In questo giorno, tutti i veri
Esploratori si fanno una specie di dovere di meditare la Promessa e la
Legge Scout: ricordatevelo, al prossimo 23 aprile, e mandate un
messaggio di saluto a tutti i fratelli Scout nel mondo. Il codice dei
cavalieri
Ecco le
leggi dei cavalieri:
"Sii
sempre pronto, con l'armatura indosso, eccetto quando ti riposi di notte.
Qualunque cosa tu faccia, procura di guadagnare onore e reputazione di onestà.
Difendi i poveri e i deboli.
Aiuta quelli che non possono difendersi da soli.
Non fare mai nulla che possa offendere o danneggiare il prossimo.
Sii preparato a combattere per la difesa del tuo paese.
Lavora per l'onore piuttosto che per vantaggio personale.
Non mancare mai ad una promessa.
Tieni alto anche a costo della vita l'onore del tuo paese.
Meglio morire con onore che vivere con ignominia.
La cavalleria richiede che i giovani vengano abituati a compiere con
allegria e buona grazia anche le incombenze più faticose e più umili,
e a fare bene al prossimo".
Queste sono le
prime regole stabilite dagli antichi cavalieri, e da esse deriva
l'attuale Legge Scout.
Un cavaliere (o uno scout) è sempre un gentiluomo. Troppa gente sembra
pensare che un gentiluomo debba possedere un mucchio di denari: ma il
denaro non fa il gentiluomo.
Un gentiluomo è chiunque osservi le regole della cavalleria.
Tradizioni
popolari In onore del Santo, la seconda
domenica di agosto, a Martone (piccolo Comune del calabrese) si celebra una grande festa che si
protrae per circa tre giorni durante i quali si balla, si canta e si
svolgono diversi giochi e gare.
Questa non è l'unica festa che i Martonesi dedicano al Santo. Una
seconda festa viene celebrata il 30 agosto ma senza i festeggiamenti
civili. La data trova la sua spiegazione in un fatto storico avvenuto il
l° luglio del 1860. Quel giorno un gruppo di giovani siciliani cercò
di rapire alcune ragazze martonesi.
I Martonesi reagirono con le armi mettendo in pericolo la vita dei
rapitori. I giovani siciliani, in seguito, si arruolarono nell'esercito
del generale La Marmora e si distinsero per valore tra tutti gli altri
tanto che il generale si disse disposto ad accontentare ogni loro
desiderio. Perciò essi chiesero a La Marmora che Martone venisse
bombardata e rasa al suolo. Il generale acconsentì, salvo poi a
revocare il 30 agosto l'ordine firmato il giorno precedente.
Secondo i Martonesi ciò avvenne per intercessione di San Giorgio.
Da allora, ogni anno, per riconoscenza verso il Santo, si celebra il 30
agosto una seconda festa in suo onore.
..
"Cunti
(racconti) e canti martonesi".
Il culto di San Giorgio;
Assai vive, soprattutto nella memoria delle persone anziane, sono le
tradizioni religiose che si esprimono in canti, preghiere, poesie,
leggende, feste "di chiesa" e civili. Particolarmente forte in
tutto il popolo è la devozione per San Giorgio che è il protettore del paese.
Su questo Santo vissuto, secondo la tradizione, nel III secolo in
Oriente, le notizie pervenute non sono molte. Si sa solo che, durante la
persecuzione di Diocleziano, S. Giorgio fu vicino ai condannati per
incoraggiarli e confortarli. Tale opera di solidarietà e di amore un
giorno venne scoperta e San Giorgio fù arrestato e portato dinanzi
all'imperatore che, per costringerlo a rinnegare la fede cristiana e a
sacrificare agli dei, tentò ogni mezzo a Sua disposizione: promesse, incarichi, denaro...
Diocleziano lo incitava dicendo "piegati al mio volere ed agli dei
di Roma!" ma S. Giorgio coraggiosamente rispose "Sono pronto a
rispettare le tue leggi, a servirti in pace ed in guerra ma non piegherò
il ginocchio dinanzi a divinità false che appartengono alla terra e non
al cielo!". Udite queste parole l'imperatore montò su tutte le
furie e lo fece decapitare.
Era il 23 aprile del 303 d.C. A ricordo di questo giorno un nostro canto dice:
U
vintitrì
d'aprili
Giorgiu Santu trapassau
a sua santa, bella gloria
mparadisu sa levau.
Lu celu nci l'apriu li sacri porti,
na quantità d'Angeli calaru
e tutti chi cantavanu grazioni
e cantavanu scheri scheri
"Viva S. Giorgi, nostru cavaleri"
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Il ventitrè di aprile
San Giorgio morì
la sua santa, bella gloria
in paradiso se l'è portata.
Il cielo gli ha aperto le sacre porte,
una quantità di Angeli scesero
e tutti che cantavano orazioni
e cantavano schiere schiere
"Viva S. Giorgio, nostro cavaliere"
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La devozione verso S. Giorgio
è alimentata, però, soprattutto, dal racconto di quest'altra leggenda.
Si narra, dunque, che, ai tempi del Santo, nei pressi di Martone, capitò
un enorme drago: chiunque si fosse avvicinato sicuramente sarebbe stato
ucciso. Dopo alcuni giorni, il drago affamato si diresse verso il paese
per mangiarvi gli abitanti.
E siccome tutti i cittadini dovevano essere divorati, si decise di
tirare a sorte per stabilire chi sarebbe stato dato in pasto per primo
all'orrenda bestiaccia. Il caso volle che toccasse alla figlia del re,
la bella Rosella, che, con una carrozza, venne condotta dal drago. La
folla che l'accompagnava piangeva disperatamente per il destino al quale
la reginotta era condannata.
Proprio in quel momento passò di li S. Giorgio che si informò del
motivo di tante lacrime. Saputo il fatto, il Santo si recò dal re e gli
disse: "Io sono Giorgio, cavaliere di Cristo, e mi impegno ad
uccidere il drago crudele ed a salvare la tua adorata figliola!".
Il re contento rispose: "Oh valoroso cavaliere! Se riuscirai in
questa impresa ti darò in dono metà del mio regno!". "Non
accetto nulla di ciò", rispose S. Giorgio. E, dette queste parole,
partì. Arrivato dov'era il drago, si trovò presto al suo cospetto ed
ingaggiò con lui un'accesa lotta.
San Giorgio stava per avere la peggio quando il suo cavallo bianco, con
un salto prodigioso, consentì alla spada che il cavaliere impugnava di
trafiggere ed uccidere il drago. la principessa era salva e con lei
tutto il paese. Il Santo fece montare in sella la reginotta ed insieme
giunsero al palazzo.
Egli consegnò Rosella al re e disse: "Maestà, ecco tua figlia. E'
salva!". "prodigioso cavaliere! esclamò il re Tu hai
mantenuto la tua promessa, ora io manterrò la mia". Ma San Giorgio
rispose: "Io voglio solo che tu ed il tuo popolo gridiate il nome
di Cristo e di chi ha vinto il drago selvaggio". Da quel giorno
nacque a Martone una grande devozione verso il Santo.
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